Carenza di ferro, emergenza per le donne in età fertile

11 Febbraio 2021

Mezzo miliardo di donne in età fertile nel mondo. In Italia tre persone su dieci, soprattutto donne. Sono i numeri dell’anemia, una delle principali sfide per la salute pubblica, al punto che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si è data come obiettivo la riduzione del 50% tra le donne in età riproduttiva entro il 2025, considerato il grave rischio che ciò comporta per la salute in gravidanza e per quella del nascituro.

In un caso su due, la causa è una carenza di ferro, come ribadisce in una nota Integratori Italia, associazione italiana aderente a Confindustria. Vi sono molti potenziali fattori scatenanti tale carenza, tra cui infezioni/infiammazioni, deficit di micronutrienti diversi dal ferro, come, per esempio, vitamina B12 e folato, e fattori genetici.

“L’Oms afferma come, per la prevenzione e il controllo dell'anemia, andrebbe incoraggiata una dieta contenente quantità adeguate di ferro. Buone fonti alimentari sono la carne, alcuni cereali integrali, legumi, noci, verdure verdi e frutta secca. In molte parti del mondo, però, il consumo di ferro tra le donne in gravidanza è inferiore a quanto dovrebbe essere”.  

L’Oms raccomanda l’integrazione in particolare, in:

  • donne in età fertile che vivono in aree in cui la prevalenza di anemia è di oltre il 20%;
  • donne in gravidanza non anemiche che vivono in aree in cui la prevalenza di anemia tra le donne in gravidanza è inferiore al 20%;
  • Nel post-partum, per almeno tre mesi.

 

 

 

 

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