Lancet: alcol, rischi e benefici a seconda di età e area geografica. Poli (Nfi), “Ora si riapre il dibattito”

30 Agosto 2022

Nessun beneficio ma solo rischi per salute nel bere alcolici tra i 15 e i 39 anni. Oltre i 40 anni, 1-2 bicchieri di vino rosso al giorno possono invece apportare benefici sul fronte cardiovascolare. Questi i risultati, pubblicati su The Lancet, di una nuova analisi derivante dal Global burden of disease, lo studio epidemiologico che osserva in termini di salute quali sono i fattori di rischio e come sono cambiati dal 20.mo al 21.mo secolo in 204 paesi nel mondo. Si tratta della prima indagine a riportare il rischio del consumo di alcol per regione geografica, età, sesso e anno, in questo caso il 2020.

I ricercatori hanno valutato i danni correlati all’alcol su 22 indicatori, tra cui incidenti, malattie cardiovascolari e tumori, utilizzando i dati del 2020 Global Burden of Disease. L’analisi ha consentito di stabilire la soglia di sicurezza a tutela della salute.

La quantità massima giornaliera raccomandata tra i 15 e i 39 anni è stata individuata in poco più di un decimo di drink standard, definizione con la quale si indicano 10 gr di alcol puro, ovvero 100 ml di vino rosso al 13% di alcol in volume, una bottiglia di birra da 375 ml al 3,5% di alcol in volume o 30 ml di superalcolici con il 40% di alcol in volume. Per le donne, si può azzardare un po’ di più, arrivando a un quarto di drink standard.

Oltre i 40 anni, se in condizioni di buona salute, bere piccole quantità di alcol può dare qualche beneficio, come la riduzione del rischio di cardiopatia ischemica, ictus e diabete. In generale, per le persone di età compresa tra 40 e 64 anni nel 2020, i livelli di consumo giornaliero sicuro di alcol variavano da circa la metà di un drink standard a quasi due. Per le persone con più di 65 anni, la soglia è risultata ancora più alta: tre drink al giorno.

Aspetto non secondario è risultata la valutazione del rischio in funzione dell’area geografica. Per esempio, tra le persone di età compresa tra 55 e 59 anni in Nord Africa e Medio Oriente, il 30,7% dei pericoli legati all'alcol era dovuto a malattie cardiovascolari, il 12,6% a tumori e meno dell'1% a tubercolosi. Al contrario, in questa stessa fascia di età nell'Africa subsahariana centrale, il 20% dei rischi era dovuto a malattie cardiovascolari, il 9,8% a tumori e il 10,1% a tubercolosi. Di conseguenza, la soglia di sicurezza è risultata di 0,876 drink/die in Nord Africa e Medio Oriente e 0,596 nell'Africa subsahariana centrale. Nel complesso, l'assunzione giornaliera di alcol raccomandata per gli adulti è risultata bassa, compresa tra 0 e 1,87 drink.

Utilizzando queste stime, è stata calcolata anche la proporzione della popolazione mondiale che ha consumato alcol in eccesso nel 2020: 1,03 miliardi di uomini e 0,312 miliardi di donne, con il 59,1% in età compresa tra 15 e 39 anni. Australia, Asia, Europa occidentale e Europa centrale le aree più a rischio per i ragazzi.

Questo il commento finale degli Autori: “Sebbene i rischi associati al consumo di alcol siano simili per uomini e donne, i giovani maschi si distinguono come la fascia di popolazione a consumo più elevato e pericoloso. Sulla base dei dati, riteniamo che livello raccomandato di consumo di alcol sia ancora troppo alto per le popolazioni più giovani. Le prove attualmente disponibili supportano la stesura di linee guida che differiscano per età e regione geografica. Il nostro messaggio è semplice: i giovani non dovrebbero bere e i più anziani possono trarre beneficio dal bere piccole quantità. Consapevoli, però, che è irrealistico che i giovani adulti si astengano dal bere, riteniamo sia importante diffondere questi dati perché i consumatori possano prendere decisioni informate sulla propria salute". Tra i limiti del lavoro riconosciuti, l’assenza di informazioni sulle modalità di consumo, ovvero, per esempio, se costante o episodico ma in grandi quantità e il fatto che il consumo di alcol sia stato auto-riferito.

Consumo moderato: disaccordo con le indicazioni nazionali

Così commenta Andrea Poli, presidente della Nutrition foundation of Italy (Nfi): “L’articolo pubblicato su The Lancet potrebbe aver di fatto ufficialmente riaperto, in sede scientifica, il dibattito relativo ai possibili effetti positivi di un consumo moderato di alcol. L’articolo, che giunge a conclusioni sostanzialmente differenti da quelle riportate dallo stesso gruppo nel 2016 sul medesimo argomento, ha infatti riconfermato, sulla base di una lettura complessiva delle evidenze disponibili a livello mondiale, che è la cosiddetta curva a J, ultimamente molto criticata, specie a livello istituzionale, a fornire la migliore rappresentazione grafica del rapporto tra livelli di consumo di alcol e salute, in particolare a partire dai 40 anni di età. Gli effetti di salute dell’alcol stesso dipendono quindi dai livelli di consumo, e non sono necessariamente sfavorevoli, anche a livelli bassi o molto bassi. Gli Autori dell’articolo, per caratterizzare compiutamente la curva a J, ne hanno definito due punti chiave: il livello di consumo cui corrisponde il minimo rischio teorico di salute, Theoretical minimum risk exposure level, o Tmrel e il livello di consumo cui si associa un rischio di salute globale pari a quello degli astemi, Non-drinker equivalence, o Nde. Ne consegue l’identificazione di un’area, tra i consumi zero e l’Nde, nell’ambito della quale i consumi vengono definiti “protettivi”. Uno dei messaggi essenziali del lavoro è poi che il Tmrel e l’Nde variano nelle varie aree geografiche, e si modificano al crescere dell’età delle persone considerate. Nell’Europa occidentale il Tmrel, cui corrisponde quindi il massimo vantaggio protettivo teorico attribuibile, è pari a 0,5-0,7 drink al giorno per le donne con più di 60 anni di età e per gli uomini sopra i 50 anni. Il livello di consumo oltre il quale la situazione di salute dei consumatori è meno favorevole di quella degli astemi è pari, nello stesso range di età, a circa 1 drink, raggiungendo valori attorno a 2-3 drink per i maschi attorno ai settant’anni di età. Ne consegue che un settantenne di sesso maschile può consumare nel nostro paese 2 o 3 drink al giorno di una bevanda alcolica senza andare incontro ad alcun effetto sfavorevole di salute rispetto a un astemio: in significativo disaccordo con le indicazioni delle linee guida nazionali, che a questa età suggeriscono di non eccedere il consumo di un solo drink al giorno. Fino a 40 anni non si osserva invece alcun significativo vantaggio di salute associato al consumo moderato di alcool. In conclusione, si ripropone il concetto che gli effetti di salute dell’alcol dipendono dai livelli di consumo, e che possono essere complessivamente favorevoli o almeno trascurabili, nella seconda metà della vita, specie se i consumi stessi sono molto contenuti, e si riferiscono a popolazioni con un elevato rischio cardiovascolare, come l’Europa occidentale. Gli stessi dati suggeriscono quindi che politiche volte all’azzeramento dei consumi di alcool, specie in aree geografiche ed in classi di età specifiche, potranno avere effetti imprevedibili. Non esistono invece evidenze di un qualunque effetto di salute favorevole per consumi di alcool, di qualunque entità, al di sotto dei 40 anni. La comunicazione al pubblico degli effetti di salute del consumo di alcool è quindi complessa, e messaggi eccessivamente semplici, o sovra-semplificati, possono rivelarsi più o meno marcatamente inaccurati o addirittura ingannevoli”.

Nicola Miglino

 

 

 

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