Dal Nord-Europa si annuncia una rivoluzione nel campo delle scienze della tecnologia alimentare che punta allo sviluppo di cibi nuovi che consentano di convertire il consumo di proteine animali in vegetali. Il dipartimento di Food and science dell’Università di Copenaghen ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver ottenuto due finanziamenti rilevanti dalla Novo Nordisk foundation, di circa 7,5 milioni di euro ciascuno, per altrettanti progetti volti a creare, nei prossimi sei anni, nuovi alimenti a base vegetale ricchi di proteine.

Diete a più alto contenuto proteico danno maggiore protezione nei confronti di fattori di rischio cardiometabolico rispetto a quelle con apporto inferiore di proteine. Questi i risultati di una metanalisi da poco pubblicata su Atherosclerosis, che ha preso in esame 54 studi clinici randomizzati, per un totale di 4.344 partecipanti (65% donne, età media: 46±10 anni, Bmi medio: 33±3 kg/m2), con una durata media di 18 settimane.

Quando si forniscono raccomandazioni dietetiche sull’apporto proteico non basta indicare la quantità necessaria ma è bene valutarne la qualità sulla base della fonte di provenienza. Risultato? Sono sempre quelle di origine vegetale a uscire vincitrici nel prevenire una serie di eventi avversi per l’organismo. Così potremmo riassumere i risultati di una ricerca pubblicata sul Journal of the american heart association (Jaha) che ha preso in esame una coorte di 102.521 donne in post-menopausa arruolate nel Women’s health initiative (Whi) tra il 1993 e il 1998, seguite fino a febbraio 2017.

Una dieta ricca in proteine, soprattutto se di origine vegetale, diminuisce il rischio di mortalità per tutte le cause. Questo il risultato di un’ampia metanalisi condotta da ricercatori iraniani e americani, pubblicata nei giorni scorsi sul British medical journal e che contribuisce a fare chiarezza su un tema fortemente dibattuto in questi anni.

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