Additivi E: segnali di rischio cardiovascolare. Serve approfondire

20 Settembre 2023

Vengono ampiamente utilizzati dall’industria per preparare alimenti trasformati e confezionati come pasticcini, torte, gelati, dessert, cioccolato, pane, margarina e piatti pronti. Funzione? Migliorarne l'aspetto, il gusto, la consistenza e la durata di conservazione. Parliamo dei cosiddetti emulsionanti, indicati comunemente in etichetta con la lettera E e valutati a potenziale rischio cardiovascolare da uno studio da poco pubblicato sul British medical journal.

Mono e digliceridi degli acidi grassi, amidi modificati, lecitine, carragenine, fosfati, gomme, pectine. Questi i nomi dei più comuni, costantemente sotto osservazione rispetto alla loro sicurezza e che alcune ricerche recenti indicano in grado di alterare la flora batterica intestinale e aumentare l’infiammazione, portando a una potenziale maggiore suscettibilità a disturbi di carattere cardiovascolare.

Per approfondire ulteriormente questo aspetto, un gruppo di ricercatori francesi ha indagato l’associazione tra esposizione a emulsionanti e rischio di malattie cardiovascolari, valutando i dati di 95.442 adulti d’oltralpe (età media 43 anni; 79% donne) senza storia di malattie cardiache in corso o precedenti, che hanno preso parte allo studio di coorte NutriNet-Santé tra il 2009 e il 2021. Durante i primi due anni di follow-up, i partecipanti hanno completato almeno tre (e fino a 21) questionari dietetici.

Le etichette di ogni alimento o bevanda consumati sono stati controllati su ben tre database per valutare la presenza di additivi alimentari, con un riscontro quantitativo anche tramite test di laboratorio. Ai partecipanti, inoltre, è chiesto di segnalare qualsiasi evento cardiovascolare intercorso, confermato da un comitato di esperti dopo aver esaminato le cartelle cliniche di ciascuno. Le morti da cause cardiovascolari sono state monitorate utilizzando il registro nazionale dei decessi francese, Diversi i fattori di rischio considerati: età, sesso, peso, livello di istruzione, storia familiare, abitudine al fumo, sedentarietà e qualità della dieta.

Dopo un follow-up medio di 7 anni, un maggiore apporto di cellulosa totale (E460-E468), cellulosa (E460) e carbossimetilcellulosa (E466) è risultato essere positivamente associato a rischi più elevati di malattie cardiovascolari e, in particolare, di malattia coronarica.

Assunzioni più elevate di monogliceridi e digliceridi degli acidi grassi (E471 ed E472) erano associate a rischi più elevati di tutti gli outcome presi in esame. Tra questi emulsionanti, l'estere lattico degli acidi grassi (E472b) è stato associato a rischi più elevati di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, mentre l'estere citrico (E472c) a rischi più elevati di malattie cardiovascolari e coronariche. Anche un elevato apporto di fosfato trisodico (E339) è stato associato ad aumento del rischio di malattia coronarica. Assolti tutti gli altri emulsionanti studiati e nessuno degli esiti cardiovascolari.

Trattasi, come sottolineato dagli stessi Autori, di un singolo studio osservazionale, per cui non è possibile stabilire una relazione causa/effetto. Infatti, si auspicano approfondimenti con l’avvio di ulteriori studi su larga scala, pur sottolineando come questi dati “potrebbero contribuire a una rivisitazione delle normative sull’uso degli additivi alimentari nell’industria alimentare a protezione dei consumatori. Nel frattempo, sarebbe bene che le diverse autorità sanitarie pubbliche raccomandassero di limitare il consumo di alimenti ultra-processati come un modo per contenere l’esposizione ad additivi alimentari controversi e non essenziali”.

Nicola Miglino

 

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