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La Sifnut ha inviato ai propri soci un documento di riepilogo su alcune informazioni chiave legate all’infezione Covid 19, dalle modalità di contagio, allo sviluppo clinico della malattia, alle terapie farmacologiche. Nei pazienti a più elevato rischio di contagio e/o con stato di immunocompetenza compromesso o alterati da terapia immunosoppressiva è consigliabile l’assunzione, da valutare prima col medico o il farmacista, di specifici integratori in grado di favorire lo stato di vigilanza immunitaria.

In questo momento di grande emergenza nazionale, è importante fare alcune precisazioni rispetto all’utilizzo di integratori, nutraceutici e protocolli nutrizionali finalizzati al miglioramento della risposta immunitaria. Quanto oggi si sa scientificamente, rispetto al fatto che alcuni integratori e alcune tipologie di dieta sembrino favorire la risposta immunitaria, ha senso ed è dimostrato per setting di condizioni standard, non in una fase di acuzie e soprattutto in presenza di un germe così poco conosciuto.

Un filone di ricerca molto promettente riguarda il rapporto tra chemio-radioterapia e microbiota. Tra i meccanismi con cui il microbiota intestinale può interferire con i trattamenti è quello che viene definito lo xenometabolismo, ovvero la capacità dei batteri intestinali di metabolizzare i farmaci, impattando così sul loro effetto. La stessa chemioterapia, dal canto suo, è in grado di interferire sulla composizione del microbiota, sia in termini di abbondanza che di variabilità delle specie. La radioterapia altera l’equilibrio intestinale che impatta sulla produzione di acidi grassi a catena corta.

La prevenzione dell’obesità va iniziata fin dalla prima infanzia, sensibilizzando famiglie e istituzioni scolastiche. Dieta ed esercizio fisco solo le armi migliori per la prevenzione. Fondamentale limitare l’assunzione di alcol perché molte delle calorie in eccesso derivano da un consumo eccessivo, con un abuso sempre più diffuso soprattutto tra i giovani. Infine, il fumo, fattore di comorbidità importante in caso di sovrappeso/obesità che aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e tumori.

Ognuno di noi è una combinazione unica di fattori genetici che incidono sul rischio di malattia insieme a una serie di stimoli esterni, compresi quelli derivanti dall’introduzione del cibo. Identificare le caratteristiche genetiche che ci permettono di rispondere in un modo piuttosto che in altro agli alimenti è fondamentale. Bisogna, però, non concentrarsi sullo studio di singole varianti ma comprendere l’intero complesso della risposta genomica.

La ricerca Nomisma “Prevenzione e stili di vita”, promossa da UniSalute, evidenzia come gli italiani siano molto attenti all’alimentazione, pur con diversi margini di miglioramento. Considerano il cibo sicuramente strumento di piacere e convivialità ma tre italiani su dieci mostrano piena consapevolezza del fatto che mangiare bene significa essere in salute. Dall’analisi, emergono buone abitudini alimentari, con discreta presenza di frutta e verdura a tavola e buon mix di nutrienti durante la giornata. Poco, purtroppo, il consumo di pesce. Tra le ombre, l’esagerato ricorso alle diete fai da te e una prevalenza di sovrappeso e obesità che richiede interventi urgenti sul fronte clinico e istituzionale.

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