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In un settore in forte crescita, la sfida per le aziende leader è di competere per qualità, innovazione ed esperienza puntando poi su informazione e formazione degli operatori sanitari, nutrizionisti e farmacisti in primis, e del cittadino, per un uso consapevole dei prodotti.

Negli ultimi anni, l’incidenza delle patologie neurodegenerative sta aumentando in maniera esponenziale nei paesi industrializzati dove si parla di una triplicazione dei casi di Alzheimer da qui al 2050. In quest’ottica di emergenza socio-sanitaria, l’eventuale disponibilità di sostanze che aumentino le difese naturali del cervello, rallentando la morte dei neuroni e prevenendo l’insorgenza di patologie cognitive, è sempre più rilevante.

Le più recenti linee di ricerca suggeriscono che il microbioma svolga un ruolo fondamentale nel mantenimento dello stato di salute dell’organismo ospitante. In questo contesto sono stati condotti anche studi in ambito oncologico che stanno offrendo indizi incoraggianti che stanno spingendo ad approfondire l’argomento. Proprio della possibile relazione fra microbiota e tumori è stato dedicato un convegno, “MIBIOC – The way of the microbiota in cancer”, primo meeting internazionale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, su attualità e prospettive future del microbiota in ambito oncologico, dalla patogenesi alle terapie.

Nel corso della vita la donna affronta diverse fasi di cambiamento fisiologico particolarmente delicate, in cui è necessario prestare particolare attenzione a soddisfare le necessità nutrizionali per mantenere una condizione di benessere generale. I principali cambiamenti sono rappresentati dalla comparsa del menarca, dal progressivo sviluppo osseo e muscolare durante l’adolescenza, da gravidanza e allattamento, precedute spesso da una fase di controllo della fertilità mediante l’utilizzo di contraccettivi orali e, infine, dalla delicata fase della menopausa, in cui il decremento degli estrogeni causa l’alterazione della funzione di molti sistemi della donna, in primis termoregolazione, stabilità vasomotoria e ritmo sonno-veglia.

Un ambito molto esplorato oggi riguarda l’interazione tra alimentazione e pattern genetico: ormai si parla di personalizzazione della nutrizione, grazie alla nutrigenetica che ha reso possibile definire la corrispondenza tra quantità e qualità di nutrienti e Dna individuale e alla nutrigenomica che studia le correlazioni tra apporti alimentari e modificazioni genetiche. Nell’ambito della nutrizione personalizzata è stato riproposto il ruolo degli integratori che, nelle condizioni di aumentato fabbisogno o di apporto inadeguato di nutrienti con la dieta, possono rappresentare una valida e sicura opportunità per favorire l’assunzione ottimale di uno o più sostanze e/o il sostegno di funzioni fisiologiche.

L’indagine PlantLibra, condotta in sei Paesi europei (Italia, Finlandia, Germania, Romania, Spagna e Regno Unito ndr), ci dice che nel nostro Paese le tre ragioni d’uso principali sono per disordini gastrointestinali, per favorire un’ attività tonica-energetica e per effetti rilassanti. I punti vendita di riferimento sono le erboristerie/parafarmacie, seguite da farmacia e supermercato (7,9%). Tra le piante più utilizzate spiccano aloe, finocchio, valeriana e ginseng.

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