Cresce l’interesse per Digiuno intermittente (If), Time-restricted eating (Tre) e crononutrizione, spesso raccontati come scorciatoie metaboliche semplici ed efficaci. Cosa ci dicono davvero i dati clinici, al di là dell’entusiasmo mediatico? In questa intervista, Sofia Lotti del dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’università di Firenze e prima firma di una recente review su Nutrients dedicata all’argomento, ci aiuta a fare chiarezza, distinguendo ipotesi biologiche, risultati negli esseri umani e reali implicazioni cliniche. Un’analisi critica che rimette al centro bilancio energetico, composizione corporea e personalizzazione degli interventi nutrizionali.

I ritmi circadiani, orologi biologici interni, regolano le funzioni fisiologiche in linea con il ciclo luce-buio. Il cronotipo, espressione genetica di questi ritmi, determina le preferenze individuali, come essere mattutini o serotini. Questi "geni orologio" influenzano il sonno, la fame e processi cellulari cruciali, inclusa la replicazione del Dna. Un disallineamento tra cronotipo, ritmi circadiani e abitudini alimentari può compromettere i meccanismi di protezione del Dna, aumentando il rischio di patologie come il cancro. La crononutrizione studia l'impatto delle abitudini alimentari sui ritmi circadiani e sulla salute. L'alimentazione a tempo limitato (Tre) mira a ristabilire l'equilibrio tra ritmi e metabolismo, potenzialmente riducendo il rischio di malattie. A parlarcene, Giuseppe Grosso, ordinario di Nutrizione umana all’Università di Catania, coordinatore di una recente review dedicata al tema, pubblicata su Nutrients.

Si accumulano evidenze che una diversa tempistica nel consumo dei pasti, ovvero la crononutrizione, sia in grado di influenzare i bioritmi metabolici quotidiani e il grave disallineamento circadiano è oggi riconosciuto come un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Non mangiare troppo tardi la sera, per evitare lo stress infiammatorio ed essere in linea con i ritmi circadiani della giornata e associare a ogni pasto frutta, verdura, legumi, perché la presenza dei composti bioattivi del mondo vegetale in quella fase di digestione è in grado di ridurre fortemente sia l’aumento dei trigliceridi ma soprattutto la risposta infiammatoria ossidativa.

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