Nonostante una diminuzione registrata negli ultimi anni, il mercurio - in particolare la sua forma altamente tossica, il metilmercurio - continua a rappresentare una seria minaccia per chi consuma pesce in Europa. È quanto emerge da una revisione sistematica intitolata “Bioaccumulation and biomagnification of mercury along the seafood chain in Europe,” pubblicata sulla rivista Foods. Lo studio ha raccolto e analizzato 74 lavori pubblicati tra il 2000 e il 2024 sulle concentrazioni di mercurio nei prodotti ittici europei.

Un recente studio osservazionale condotto da un gruppo di ricercatori della Brown University di Providence, nel Rhode Island, ha messo in evidenza una stretta correlazione tra consumo di pesce e incidenza di melanoma, attribuendone la possibile causa alla presenza di contaminanti.

Pesce spada e verdesca da tenere d’occhio. Più sicuri i pesci più piccoli quali trota salmonata, sardine e sgombro, così come anche il tonno in scatola non desta preoccupazioni. Questi i risultati di un’analisi condotta da Altroconsumo su circa 100 pesci di diverse specie tra le più acquistate dagli italiani, al fine di verificare la contaminazione da mercurio e aiutare i consumatori a regolarsi per non superare la soglia di assunzione indicata dall’Efsa, pari a 1,3 µg/Kg di peso corporeo a settimana.

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