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L’Onu ha dichiarato il 2021-2030 come il "decennio dell’invecchiamento in buona salute", un'iniziativa globale volta a promuovere la capacità funzionale e il benessere intrinseco delle persone lungo tutto l'arco della vita1. Invecchiare bene non significa solo assenza di malattie, ma mantenere l'equilibrio tra capacità fisiche e mentali. In questo contesto, la gestione dello stress, dell'ansia e dei disturbi del sonno emerge come una priorità assoluta, poiché queste condizioni non influenzano solo la qualità della vita quotidiana, ma accelerano i processi biologici di invecchiamento e aumentano drasticamente i rischi per la salute.

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Le teorie cellulari dell’invecchiamento suggeriscono che lo stato macroscopico di salute riflette ciò che accade a livello microscopico nelle singole cellule. Al centro del deterioramento cellulare si trova lo stress ossidativo, alimentato dalle specie chimiche altamente reattive quali i radicali liberi. Questi ossidanti sono prodotti normalmente durante la respirazione cellulare, in particolare dai mitocondri e, a causa del loro elettrone instabile, reagiscono indiscriminatamente con le macromolecole biologiche.

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“Il concetto di longevità implica la possibilità di raggiungere l'età biologica terminale dell'uomo mantenendosi in uno stato di salute. Non è scontato arrivare in età avanzata senza patologie croniche. In questo percorso verso l'invecchiamento sano, un ruolo sempre più centrale è riconosciuto al microbiota intestinale, una vera e propria controparte microbica che fornisce caratteristiche essenziali che l'ospite non ha sviluppato evolutivamente”.

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L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che si sta diffondendo a livello globale, portando con sé l’inevitabile accumulo di fattori di rischio e il conseguente aumento delle patologie croniche. Di fronte a questa realtà, il sistema sanitario è chiamato a compiere un fondamentale cambio di paradigma, spostando l'attenzione dalla mera cura delle malattie conclamate a un approccio proattivo, di estremo anticipo: la prevenzione primordiale. Questo concetto è stato al centro del recente convegno "Longevity and Healthy Aging", promosso a Roma dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Gli studi dimostrano che le donne vivono più a lungo, ma con maggiori disabilità. Le differenze di genere, derivanti da elementi non solo genetici e ormonali, ma anche psico-sociali, sono determinanti nel mantenimento della salute femminile. Le fasi della vita riproduttiva femminile (tra menarca e menopausa) e il periodo dopo la menopausa devono essere prese in considerazione per analizzare i fattori di rischio di malattie che impattano sulla qualità di vita e di invecchiamento della donna.

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