Una dieta ricca di grassi potrebbe contribuire ad aggravare le manifestazioni cliniche della sclerosi multipla attraverso un circuito che coinvolge microbiota intestinale, sistema immunitario e comunicazione tra neuroni. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of neuroinflammation, condotto, tra gli altri, da ricercatori dell’Irccs Neuromed di Pozzilli e dell’Università di Roma Tor Vergata.

Il mercato alimentare guarda sempre più alla salute, con investimenti che mettono insieme innovazione nutrizionale, nuove fonti proteiche e alimenti a maggiore valore funzionale. Tre operazioni recenti, molto diverse tra loro, fotografano bene questa evoluzione.

Il microbiota intestinale potrebbe contenere segnali di rischio per il diabete di tipo 2 (T2D) molto prima che la glicemia inizi a modificarsi. È quanto emerge da una nuova analisi, presentata nei giorni scorsi a Milano al congresso annuale dell’European association for the study of diabetes (Easd).

Alla luce delle ricerche più recenti, la fibra alimentare non può più essere interpretata come un elemento inerte volto a facilitare il transito intestinale, ma va inquadrata come un modulatore sistemico capace di intercettare i principali driver patogenetici dell'endometriosi: iperestrogenismo, permeabilità intestinale, infiammazione peritoneale e stress ossidativo. Agisce così da ponte tra salute gastrointestinale e microambiente pelvico, lungo quello che si delinea come un asse intestino-pelvi.

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