In collaborazione con Named Group
L’Onu ha dichiarato il 2021-2030 come il "decennio dell’invecchiamento in buona salute", un'iniziativa globale volta a promuovere la capacità funzionale e il benessere intrinseco delle persone lungo tutto l'arco della vita1. Invecchiare bene non significa solo assenza di malattie, ma mantenere l'equilibrio tra capacità fisiche e mentali. In questo contesto, la gestione dello stress, dell'ansia e dei disturbi del sonno emerge come una priorità assoluta, poiché queste condizioni non influenzano solo la qualità della vita quotidiana, ma accelerano i processi biologici di invecchiamento e aumentano drasticamente i rischi per la salute.
Ha suscitato clamore, nei giorni scorsi, la notizia di uno studio presentato alle Scientific Sessions 2025 dell’American Heart Association (Aha), che segnala una forte correlazione tra l'assunzione cronica di melatonina e il rischio di insufficienza cardiaca e mortalità. Molti i dubbi, a partire dai limiti dello studio riconosciuti dagli stessi Autori e sottolineati, in un commento da noi raccolto, anche da Arrigo Cicero, Presidente Sinut (Società italiana di nutraceutica). Andiamo, però, con ordine.
L'invecchiamento gode di pessima fama: diamo per scontato che sia l'anticamera di qualche tremenda malattia, l'inizio del decadimento, lo associamo alla perdita di forza e di vitalità.
La creatina, somministrata in singola ed elevata dose, può aiutare a contrastare le alterazioni metaboliche e cognitive legate all’affaticamento da privazione del sonno. Questi i risultati di uno studio clinico da poco pubblicato su Scientific reports, rivista open access del gruppo Nature. Un’evidenza sorprendente, secondo gli Autori, giacché mette in discussione l’idea vigente che l’integrazione di creatina funzioni solo se prolungata nel tempo.