L'analisi, condotta da un gruppo di ricercatori italiani, molti dei quali parte del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, Cnsa, ha delineato un quadro in lenta evoluzione, ma ha confermato che alcune specie superano ancora i limiti legali fissati dal Regolamento (UE) 915/2023.
Le specie più a rischio
Gli autori individuano otto specie con superamenti ricorrenti dei limiti. In cima alla lista si trovano grandi predatori pelagici e alcuni pesci che vivono vicino al fondo. Le specie più a rischio includono il tonno rosso, il pesce spada, la rana pescatrice e il nasello. I dati più preoccupanti riguardano il tonno rosso, dove i valori massimi hanno raggiunto 3,37 mg/kg, un livello oltre tre volte superiore al limite europeo di 1 mg/kg. Anche il pesce spada supera regolarmente la soglia, con punte di 2,4 mg/kg.
Mediterraneo sorvegliato speciale
Il quadro della contaminazione mostra significative variazioni regionali, con l’area mediterranea, e in particolare l’Adriatico, risultante quella con più frequenti superamenti. Circa il 30% degli studi condotti in quest'area ha riscontrato livelli di mercurio superiori ai limiti normativi. Le cause di questa concentrazione sono complesse, derivando sia da fattori naturali, come i depositi di cinabro, sia da attività antropiche a carattere industriale.
Nonostante la persistenza del problema, la revisione ha segnalato una lenta diminuzione delle eccedenze nel tempo: la percentuale di campioni che superava i limiti è passata dal 33% (tra il 2000 e il 2012) al 28% (tra il 2012 e il 2024). Questo trend è in parte collegato agli effetti di accordi internazionali come la Convenzione di Minamata, volti a limitare l'uso industriale del mercurio.
Un altro dato positivo emerge dall'acquacoltura: le specie allevate presentano livelli di mercurio sensibilmente inferiori rispetto a quelle selvatiche, grazie al controllo dei mangimi. Per esempio, in tre studi su quattro, nessun campione di tonno allevato ha superato i limiti europei.
Consigli per i consumatori
Gli esperti sottolineano che, sebbene il mercurio desti preoccupazione, il pesce resta un alimento prezioso, fonte importante di proteine, iodio, vitamina B12 e acidi grassi omega-3. La sicurezza, tuttavia, dipende dalla specie scelta e dalla frequenza di consumo.
Le categorie più vulnerabili all'esposizione al metilmercurio sono le donne in gravidanza e i bambini, per via dei potenziali effetti negativi sullo sviluppo neurologico.
Gli esperti raccomandano di variare le specie consumate e di limitare la frequenza di assunzione di grandi predatori come tonno e pesce spada. L'Istituto superiore di sanità consiglia a donne in gravidanza e bambini di consumare pesce 2-3 volte a settimana, privilegiando specie più piccole come sardine, alici, sgombri e orate, che presentano un minor rischio di contaminazione. (n.m.)
