L’effetto ipocolesterolemizzante delle proteine ​​della soia è ben documentato, ma altri componenti sembrano conferire significativi benefici alla salute cardiovascolare, nonostante abbiano ricevuto meno attenzione nel corso degli anni. Gli attuali risultati epidemiologici mostrano un’associazione inversa tra il consumo di alimenti/prodotti integrali a base di soia e il rischio di malattie cardiovascolari: un aumento del consumo di soia (fino a 101 g/giorno) è associato a una minore mortalità per malattie cardiovascolari, anche se sembra che i diversi alimenti a base di soia possano variare in termini di efficacia biologica ed effetti protettivi. 

La dislipidemia aterogena è una frequente condizione dismetabolica caratterizzata da aumentato rischio cardiovascolare, definita dalla associazione di ridotta colesterolemia Hdl (Hdl-C<40 mg/dL nell’uomo e <50 mg/dL nella donna), aumentata trigliceridemia (Tg>150 mg/dL) e colesterolemia Ldl (Ldl-C) normale o aumentata, ma con capacità aterogena maggiore a causa della ossidazione delle Ldl e delle loro caratteristiche strutturali (sono “piccole e dense”). La dislipidemia aterogena fa parte dei criteri diagnostici della sindrome metabolica ed è spesso presente in persone con obesità e prediabete o diabete mellito tipo 2 (Dmt2).

Gli estratti di mirtillo rosso sono in grado di migliorare il microbiota intestinale con un potenziale ruolo nella protezione cardiometabolica. A evidenziarlo, i risultati di un piccolo studio clinico condotto da un gruppo di ricercatori canadese e pubblicato su npj Biofilms & Microbiomes, rivista del gruppo Nature.

Una recente revisione sistematica e metanalisi ha esplorato il possibile impatto della dieta chetogenica (Kd) sulla pressione arteriosa (Pa). La ricerca, pubblicata su Nutrition, metabolism and cardiovascular diseases, ha preso in esame 23 studi randomizzati, giungendo alla conclusione che la Kd non produce cambiamenti significativi rispetto a una dieta di controllo.

Emulsionanti alla sbarra come fattori in grado di aumentare il rischio di diabete di tipo 2. Questi risultati di una nuova analisi dello studio prospettico di coorte NutriNet Santé, che vanno aggiungersi a quelli riguardanti il rischio di obesità, cancro e malattie cardiovascolari.

Benefici dagli acidi grassi Omega-3 nei soggetti diabetici. A evidenziarlo, uno studio da poco pubblicato sul Journal of clinical endocrinology and metabolism, tra i primi a fare chiarezza su un aspetto ancora poco studiato legato all’impiego di Omega-3 nel regime dietetico di chi soffre di diabete.

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