L’obesità può associarsi a una condizione apparentemente paradossale: la carenza di ferro. Nonostante un apporto calorico spesso adeguato o persino eccessivo, le persone con obesità presentano, infatti, un rischio maggiore di alterazioni del metabolismo del ferro. Alla base vi sarebbero, tra gli altri fattori, l’infiammazione cronica di basso grado e l’aumento dell’epcidina, l’ormone che svolge un ruolo centrale nella regolazione dell’omeostasi del ferro. Una revisione sistematica pubblicata su Nutrients ha analizzato gli effetti di tre diversi pattern alimentari (dieta mediterranea, dieta chetogenica e digiuno intermittente) sul metabolismo del ferro negli adulti con obesità. Gli autori hanno incluso nella sintesi qualitativa 38 studi, evidenziando differenze e punti di attenzione, ma anche un elemento trasversale: la perdita di peso sembra contribuire di per sé al miglioramento dello status del ferro, attraverso la riduzione dell’infiammazione e dei livelli di epcidina.
Nel lipedema il calo ponderale non è quasi mai l’obiettivo. Ci si trova infatti di fronte a una patologia cronica e progressiva del tessuto adiposo sottocutaneo, quasi esclusivamente femminile, con accumulo bilaterale e simmetrico di massa grassa agli arti e tipico risparmio del dorso di mani e piedi; si accompagna a ipersensibilità tattile, dolore spontaneo o evocato dalla pressione, fragilità capillare ed edema interstiziale.
Per decenni, i pazienti affetti da malattia renale cronica (Mrc) hanno dovuto affrontare una sfida quotidiana fatta di rigide proibizioni alimentari. Tuttavia, una nuova ricerca pubblicata su Nature reviews nephrology suggerisce che è in atto un cambiamento di paradigma radicale: il passaggio da una dieta basata sulla sola restrizione quantitativa a una terapia nutrizionale orientata alla qualità.
Si terrà a Vietri sul Mare (SA) presso il Lloyd's Baia Hotel nei giorni 21 e 22 Novembre prossimi il XXVII Corso post-specialistico di endocrinologia e diabetologia, presieduto dalla Prof.ssa Annamaria Colao e con Il Dr. Marcello Orio responsabile scientifico.