L’Italia si conferma oggi come il Paese più longevo dell’Unione europea. Al 1° gennaio 2026, i cittadini over 65 hanno raggiunto la quota di 14,8 milioni, rappresentando il 25,1% della popolazione totale. Sebbene la speranza di vita continui a crescere, attestandosi a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne, questo incremento della longevità non cammina di pari passo con la qualità della vita. Si assiste, infatti, a una diminuzione degli anni vissuti in buona salute, un fenomeno particolarmente accentuato tra le donne e nelle regioni del Mezzogiorno, con conseguenti ripercussioni sulla tenuta del sistema sanitario e assistenziale.

In un panorama clinico in cui la fragilità, la sarcopenia e la malnutrizione rappresentano sfide crescenti per la salute pubblica, una recente scoperta scientifica italiana accende una nuova luce sulla possibilità di intervenire attraverso la nutrizione mirata. Uno studio d'avanguardia, condotto dalla start-up 3trees Healthcare in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell'Università della Tuscia (UniTus), ha dimostrato, per il momento in ambito pre-clinico, come una specifica combinazione di nutrienti sia in grado di contrastare gli effetti deleteri dell'infiammazione sul metabolismo ormonale. La ricerca, pubblicata su Frontiers in Nutrition, si focalizza su un meccanismo biologico spesso trascurato ma fondamentale per il benessere metabolico: l'attivazione periferica degli ormoni tiroidei.

La malnutrizione nei contesti ospedalieri è una sfida sanitaria rilevante, con impatti significativi sulla salute dei pazienti e sui costi del sistema. Lo studio Simi-Nutro, pubblicato a giugno dall’European journal of internal medicine e condotto dai membri della Società italiana di medicina interna, è la prima ricerca in Italia ad aver indagato a fondo questa condizione nei reparti di Medicina interna, rivelando che i pazienti ricoverati sono ad elevato rischio di malnutrizione e frequentemente malnutriti.

Una recente review pubblicata su Nutrients ha preso in esame il potenziale dei nutraceutici come approccio innovativo per affrontare la malnutrizione, concentrandosi sul loro impatto sull'asse intestino-cervello (Gba). Il complesso rapporto tra nutrizione, salute intestinale e funzione cerebrale è riconosciuto da tempo. Il microbiota intestinale può produrre neurotrasmettitori (come serotonina, dopamina e noradrenalina) e acidi grassi a catena corta (SCFAs) come acetato, butirrato e propionato, che influenzano l'infiammazione e la regolazione dell'appetito, oltre a stati cognitivi ed emotivi, evidenziando il loro potenziale come bersaglio terapeutico.

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