Il Morbo di Graves (Gd) è la più comune forma di ipertiroidismo e si associa a un significativo eccesso di rischio, soprattutto cardiaco. La qualità della vita (QoL) dei pazienti risulta condizionata da una sintomatologia eterogenea, solo in parte correlata con i livelli di ormoni tiroidei circolanti. Le attuali linee guida raccomandano la terapia medica con metimazolo (Mmi) come trattamento di prima linea. La prognosi è favorevole stante la possibilità di risoluzione spontanea. Tuttavia la sua gestione è ancora gravata da alcune zone d’ombra: il dubbio sul vantaggio del prolungare la terapia medica oltre i 24 mesi; un considerevole rischio di recidiva e la non rara necessità d’invio a terapie maggiori, ovvero radioiodio o intervento chirurgico.
Oltre alla nota attività sull'omeostasi ossea, recenti studi hanno suggerito un ruolo peculiare della vitamina D anche nella modulazione del sistema immunitario, sia per quanto riguarda l’immunità innata sia per quella acquisita. In particolare, poi, diverse ricerche hanno dimostrato una relazione tra carenza di vitamina D e comparsa di malattie autoimmuni tiroidee e/o cancro alla tiroide. Ecco così che un gruppo di ricercatori del dipartimento di Medicina traslazionale dell’Università del Piemonte orientale ha condotto una review, di recente pubblicata su Nutrients, allo scopo di mettere in luce le attuali evidenze scientifiche del ruolo della vitamina D nella patologia tiroidea.