Una maggiore assunzione quotidiana di vitamina D potrebbe essere associata a migliori prestazioni cognitive nelle persone con deterioramento cognitivo lieve (Mci) e disturbi del sonno. È quanto emerge da uno studio dell’Emory University, pubblicato su Sleep Medicine, che ha osservato una correlazione particolarmente evidente nei partecipanti che riferivano di assumere almeno 5.000 UI di vitamina D al giorno. Lo studio ha coinvolto 54 adulti, con un’età media di 67,2 anni, accomunati dalla presenza di Mci, diagnosticato o sospetto, e da disturbi del sonno.

L’adiposità muscolare potrebbe rappresentare un nuovo fattore di rischio per il declino cognitivo, secondo quanto suggerito da un recente studio pubblicato sul Journal of the american geriatrics society. I ricercatori hanno valutato il grasso muscolare in oltre 1.600 adulti di 70 anni documentando anche la loro funzione cognitiva per un periodo di 10 anni. Ciò che è emerso è che l'aumento dell'adiposità muscolare dall'anno 1 all'anno 6 era associato a un maggiore declino cognitivo nel tempo, indipendentemente dal peso totale, da altri depositi di grasso, dalle caratteristiche muscolari e dai tradizionali fattori di rischio di demenza. I risultati sono stati simili tra persone nere e bianche e tra uomini e donne.

I risultati di un nuovo studio presentati al recente congresso dell’American society of nutrition, svoltosi lo scorso luglio a Boston, suggeriscono che l’assunzione di probiotici potrebbe aiutare a prevenire il declino cognitivo legato all’invecchiamento.

Il consumo di oltre il 20% delle calorie giornaliere totali provenienti da alimenti ultra-elaborati (Upf) si associa a un declino più rapido della funzionalità cognitiva ed esecutiva, secondo un lavoro pubblicato di recente su Jama neurology.

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