Nel lipedema il calo ponderale non è quasi mai l’obiettivo. Ci si trova infatti di fronte a una patologia cronica e progressiva del tessuto adiposo sottocutaneo, quasi esclusivamente femminile, con accumulo bilaterale e simmetrico di massa grassa agli arti e tipico risparmio del dorso di mani e piedi; si accompagna a ipersensibilità tattile, dolore spontaneo o evocato dalla pressione, fragilità capillare ed edema interstiziale.

Il lipedema è una patologia complessa e ancora poco compresa, spesso confusa con obesità o linfedema. Un nuovo studio pilota condotto dall’Università di Roma Tor Vergata e pubblicato di recente su Nutrients, apre una prospettiva inedita, analizzando per la prima volta il profilo del microbiota intestinale nelle donne affette da lipedema. Ne emergono collegamenti interessanti tra composizione corporea, metabolismo e specifici taxa batterici. A parlarcene, Laura Di Renzo, direttrice della sezione di Scienze dell’Alimentazione, della Nutrizione Clinica e del Farmaco, Università degli studi di Roma Tor Vergata e prima firma dello studio.

Il lipedema, una condizione caratterizzata da un accumulo anomalo di tessuto adiposo. Tra le sue caratteristiche, che lo differenziano dall’obesità, la resistenza alle tradizionali diete e all’esercizio fisico. La gestione del lipedema attraverso la dietoterapia ha rappresentato per lungo tempo un campo incerto e privo di linee guida univoche. Data la frequente co-presenza di obesità (riportata in oltre l'85% dei casi), gli approcci nutrizionali si sono inizialmente concentrati sulla perdita di peso attraverso regimi alimentari comunemente raccomandati in questa condizione, come la dieta Mediterranea e il digiuno intermittente.

Perché si nota una sproporzione eccessiva tra la parte superiore e quella inferiore del corpo? Perché pur stando a dieta o mangiando pochissimo non si dimagrisce? Perché se si perde peso avviene solo nella parte superiore del corpo?

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