L’evoluzione della ricerca, culminata nelle evidenze emerse nel biennio 2024-2025, ha evidenziato un legame profondo tra alimentazione ed eziogenesi della patologia. In particolare, la nutrizione emerge come un modulatore biochimico in grado di influenzare il sistema nervoso, il microbiota intestinale, l’infiammazione sistemica di basso grado, lo stress ossidativo e le dinamiche dell’asse intestino-cervello. La comprensione delle interazioni tra nutrienti, composti bioattivi, sistema nervoso centrale e microbiota intestinale ha quindi aperto la strada a interventi dietoterapici personalizzati, finalizzati al ripristino dell’omeostasi energetica e alla riduzione dell’ipereccitabilità neuronale.
Le principali società scientifiche, tra cui Eular (European alliance of associations for rheumatology) e Acr (American college of rheumatology), stanno progressivamente integrando raccomandazioni nutrizionali nei loro aggiornamenti più recenti. Non esiste una singola dieta per la fibromialgia, ma la letteratura scientifica converge verso modelli alimentari capaci di ridurre il carico infiammatorio e ossidativo.
Tra questi, la dieta mediterranea è considerata uno dei modelli più promettenti grazie all’elevato contenuto di grassi sani, fibre e composti fenolici. Uno studio del 2024 pubblicato su Pain and Therapy ha dimostrato che una dieta mediterranea personalizzata migliora significativamente il punteggio Fiq-R (Revised fibromyalgia impact questionnaire) e riduce il numero di punti sensibili.
Anche le diete a base vegetale sono state associate a benefici clinici, tra cui la riduzione della proteina C-reattiva ad alta sensibilità e il miglioramento della capacità antiossidante totale del plasma. L’elevato contenuto di magnesio e potassio supporta la funzione muscolare e contribuisce a ridurre la rigidità. Tuttavia, in questi regimi è fondamentale monitorare i livelli di vitamina B12, frequentemente carente, per evitare il peggioramento del danno nervoso e della fatica.
Nei pazienti con sintomatologia gastrointestinale predominante, la dieta Low-Fodmap può offrire un sollievo significativo. La riduzione dei carboidrati fermentabili limita la distensione gassosa intestinale e attenua i segnali di dolore viscerale che possono contribuire alla sensibilizzazione centrale. Studi randomizzati hanno riportato che un mese di dieta Low-Fodmap può ridurre la fatica e migliorare la qualità del sonno.
Indipendentemente dal modello alimentare adottato, è condivisa la necessità di intervenire sulle condizioni di sovrappeso e obesità. Il tessuto adiposo, infatti, agisce come un vero e proprio organo endocrino, rilasciando adipochine pro-infiammatorie che contribuiscono ad aggravare lo stato di sensibilizzazione centrale.
Una delle scoperte più rilevanti nel campo della neuronutrizione riguarda la sensibilità dei pazienti fibromialgici ad alcuni additivi alimentari che agiscono come eccitotossine. Il glutammato monosodico e l’aspartame contengono aminoacidi (glutammato e aspartato) che svolgono la funzione di neurotrasmettitori eccitatori. Quando assunti in forma libera, e non legata alle proteine, questi composti possono raggiungere rapidamente concentrazioni elevate nel sangue, stimolando in modo eccessivo i recettori neuronali e irritando le terminazioni nervose.
Un recente trial clinico ha dimostrato che l’eliminazione di additivi contenenti glutammato, aspartato e cisteina per quattro settimane ha portato a una riduzione dei sintomi superiore al 30% nell’84% dei pazienti. Al contrario, la reintroduzione controllata di tali composti ha determinato una recrudescenza del dolore e della severità della malattia nel 73% dei partecipanti, già dal primo giorno di challenge.
Anche l’idratazione, sebbene spesso trascurata, riveste un ruolo fondamentale. La disidratazione cronica può ridurre la gittata cardiaca e la circolazione periferica, aumentando la tensione muscolare e la percezione del dolore. Circa l’80% dei pazienti che incrementano l’assunzione di acqua riferisce benefici soggettivi. Le raccomandazioni generali indicano un apporto di almeno 2,2 litri al giorno per le donne e di 3 litri per gli uomini, con integrazione di elettroliti come potassio e magnesio, soprattutto in presenza di consumo di bevande diuretiche quali caffè o alcol.
Alcuni pazienti riferiscono benefici dall’assunzione di acqua alcalina (pH circa 9,5), utilizzata con l’obiettivo di ridurre l’acidità gastrica e migliorare il benessere generale; tuttavia, le evidenze scientifiche specifiche su questo aspetto rimangono ancora limitate.
Silvia Ambrogio
Bibliografia
- The Potential Role of a Whole Food Plant-Based Diet on Fibromyalgia Symptoms: A Review Article. Am J Lifestyle Med. 2026 Feb 6:15598276261422156.
- Proinflammatory diet is associated with higher pain, disease severity and biochemical parameters associated with inflammation in fibromyalgia. Pain Med. 2025 Mar 1;26(3):131-139.
- Neuronutritional Approach to Fibromyalgia Management: A Narrative Review. Pain Ther. 2024 Oct;13(5):1047-1061
- Review of nutritional approaches to fibromyalgia. Nutr Rev . 2022 Nov 7;80(12):2260-2274.
