Secondo la ricerca, Instagram (50%) e YouTube (39%) sono le piattaforme prevalenti per la diffusione di disinformazione legata alla nutrizione, seguite da Twitter (10,7%) e TikTok (5%). È interessante notare che Facebook, pur essendo il social network più utilizzato al mondo, risulta essere meno impiegato per la condivisione di informazioni nutrizionali.
Le tematiche principali riguardano le "diete miracolose" (presenti in oltre il 62% degli studi analizzati), regimi alimentari che promettono risultati rapidi e facili, spesso con affermazioni esagerate sui benefici per la salute (come il potenziamento del sistema immunitario o la cura di malattie) senza un solido fondamento scientifico. Sui social network, queste diete sono frequentemente promosse attraverso immagini e video accattivanti, spesso collegate alla vendita di integratori o prodotti specifici. Si riscontra anche disinformazione su presunti "superalimenti" capaci di curare malattie.
“La disinformazione in ambito nutrizionale può influenzare negativamente i comportamenti e le percezioni degli utenti, portandoli ad adottare pratiche alimentari non salutari o a credere a false promesse di cura”, sottolineano gli Autori. “Ciò è particolarmente preoccupante durante le crisi sanitarie, come accaduto, per esempio, durante la pandemia di Covid-19, quando si è osservata una proliferazione di affermazioni non verificate su diete preventive o curative. Inoltre, può esacerbare condizioni come l'ortoressia, sfruttando la vulnerabilità di chi ne soffre”.
Esiste un legame significativo, infatti, tra la promozione di "diete miracolose" e l'ortoressia nervosa, un disturbo caratterizzato da un'ossessione malsana per la qualità del cibo. Gli studi hanno rilevato che nei contenuti relativi all'ortoressia sui social media sono spesso presenti anche riferimenti a diete non scientificamente fondate, suggerendo uno sfruttamento delle persone che soffrono di questa condizione.
Molti content creator e influencer sui social network condividono informazioni nutrizionali senza seguire alcun metodo scientifico o verificare l'accuratezza dei contenuti. Alcuni promuovono attivamente marchi o integratori. Studi hanno dimostrato che una percentuale elevata di account di influencer nutrizionali fornisce informazioni non salutari, privilegiando la l'engagement rispetto alla veridicità.
“La disinformazione sui social network è in grado influenzare le abitudini alimentari delle persone, talvolta peggiorando la loro salute”, concludono i ricercatori. “Si osserva anche un potenziale calo di interesse per modelli alimentari tradizionalmente considerati salutari, come la dieta mediterranea. D'altra parte, però, informazioni verificate diffuse sui social media possono anche aumentare la consapevolezza e promuovere miglioramenti nello stile di vita. Ecco perché i professionisti sanitari e le istituzioni dovrebbero creare e promuovere contenuti accessibili e basati sull'evidenza scientifica sui social media. È inoltre fondamentale implementare strategie per migliorare l'alfabetizzazione digitale del pubblico e fornire strumenti per valutare la credibilità delle informazioni online”. (n.m.)
