Le malattie cardiovascolari aterosclerotiche (Atherosclerotic cardiovascular diaseases - Acvd) rappresentano la principale causa di mortalità a livello globale e di disabilità nei Paesi occidentali. Numerosi fattori di rischio contribuiscono all’insorgenza delle Acvd, classificabili in non modificabili (sesso maschile, età, familiarità) e modificabili (diabete mellito, obesità, tabagismo, ipertensione arteriosa, dislipidemia). Un’elevata concentrazione di colesterolo Ldl rimane un fattore di rischio maggiore per lo sviluppo delle Acvd e numerosi studi evidenziano che fino al 70–80 % delle malattie cardiovascolari nei soggetti affetti da diabete mellito è correlato a dislipidemia.
Lo scorso agosto, in occasione del congresso annuale dell’European society of cardiology, è stato presentato un update delle linee guida del 2019 sulla gestione delle dislipidemie promosso dalla stessa società e dall'European atherosclerosis society. Questo documento che, tengo a precisare, non è la nuova edizione delle linee guida, ha fatto molto scalpore per una indicazione "negativa" rispetto all'impiego di integratori ipocolesterolemizzanti in prevenzione cardiovascolare.
L'European society of cardiology (Esc) e l'European atherosclerosis society (Eas) hanno pubblicato un aggiornamento delle Linee guida 2019 sulla gestione dei livelli lipidici per ridurre il rischio cardiovascolare. L’aggiornamento, presentato al recente Esc Congress 2025 di Madrid, mira a ottimizzare il trattamento dei pazienti e salvare vite, integrando nuove conoscenze mediche e modelli di predizione del rischio migliorati.
Originaria dell’Africa orientale, l’Abelmoschus esculentus, comunemente noto come Okra, è una pianta da fiore oggi coltivata a fini commerciali in Afghanistan, Bangladesh, Brasile, Cipro, Etiopia, Ghana, India, Iran, Giappone, Malaysia, Pakistan, Turchia e nel sud degli Stati Uniti. Contiene una varietà di fitocomposti come flavonoidi, terpeni, fenoli, steroli e amminoacidi essenziali come glutammina e asparagina e nei numerosi studi pre-clinici di cui è stata protagonista ha messo in luce il suo effetto anti-dislipidemico. Il suo profilo di sicurezza è stato confermato in studi clinici e viene oggi considerata una pianta interessante per la gestione della dislipidemia in pazienti a rischio.