Molti colleghi, e non solo, hanno quindi divulgato sul web il messaggio in termini di "controindicazione" all'impiego di integratori ipocolesterolemizzanti. In realtà lo statement riportato nel riquadro dedicato nel documento dice esplicitamente che "non sono suggeriti integratori alimentari che non riducono significativamente la colesterolemia e che non sono dimostratamente sicuri".
Ovvero: se non funzionano e se sono potenzialmente tossici, non usarli! Abbastanza ovvio...
Nel testo esplicativo a sostegno di una raccomandazione molto bassa si fa riferimento principalmente a uno studio metodologicamente molto discutibile, anche se pubblicato su una rivista blasonata (Sport, su Jacc 2023) e sul warning Efsa sull'impossibilità di identificare una dose assolutamente sicura di monacoline nel riso rosso fermentato.
Nel primo caso, lo studio randomizzato in singolo cieco (non in doppio!!!) mostrava su un campione piccolissimo di pazienti di come determinati integratori ipocolesterolemizzanti (alcuni notoriamente efficaci come il riso rosso fermentato, l'aglio o i fitosteroli, altri addirittura senza azione nota sul metabolismo del colesterolo) fossero meno efficaci di un farmaco potente come la rosuvastatina! Strano...
Il documento Efsa sul riso rosso fermentato parla invece di mancanza di dati su di una dose assolutamente sicura, non di una pericolosità certa.
Decisamente una scelta più filosofica che non rigorosamente scientifica basata sulle diverse disponibili metanalisi di trial clinici e su documenti istituzionali che invece supportano il razionale di impiego di questo tipo di integratori.
Prendiamo quindi questo documento per la sua parte più positiva: un invito agli operatori sanitari a suggerire prodotti ipocolesterolemizzanti con componenti efficaci, dimostratamente sicuri e a dosaggi adeguati.
Arrigo F.G. Cicero, presidente Sinut (Società italiana di nutraceutica)
