Più che una semplice integrazione alimentare applicata alla dermatologia, la dermonutraceutica rappresenta un cambio di paradigma. L'obiettivo non è sostituire le terapie convenzionali, ma affiancarle attraverso un approccio sistemico capace di intervenire sui meccanismi biologici che precedono la comparsa delle manifestazioni cutanee.
"La pelle è spesso la punta dell'iceberg. Molte patologie dermatologiche riflettono alterazioni sistemiche che coinvolgono il microbiota, il metabolismo, il sistema immunitario e lo stress ossidativo. Per questo motivo limitarsi al trattamento topico significa, in molti casi, affrontare solo una parte del problema", ha spiegato Pignatti.
Nel corso della relazione, è stato più volte richiamato il concetto di asse intestino-pelle, oggi sostenuto da una crescente mole di evidenze scientifiche. Disbiosi, aumentata permeabilità intestinale e infiammazione cronica di basso grado possono infatti contribuire alla comparsa o al mantenimento di numerose dermatosi infiammatorie, rendendo necessario un approccio terapeutico che integri il trattamento locale con strategie rivolte all'organismo nel suo complesso.
"Non parliamo di una dermatologia alternativa, ma di una dermatologia più completa”, dice il dermatologo”. “La dermonutraceutica è un'estensione fisiopatologicamente fondata della pratica clinica, che punta alla personalizzazione delle cure e alla modulazione dei processi biologici che sostengono la salute della pelle”.
Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti farmacologici dei nutraceutici. La semplice presenza di un principio attivo, è stato sottolineato, non costituisce una garanzia di efficacia. Biodisponibilità, farmacocinetica, formulazione e capacità di raggiungere il tessuto cutaneo rappresentano fattori determinanti nella scelta del prodotto.
Tra i principali bersagli biologici illustrati figurano i pathway infiammatori e antiossidanti, come NF-κB e Nrf2, insieme ai meccanismi coinvolti nella degradazione della matrice extracellulare. L'obiettivo è sostenere la barriera cutanea, favorire il turnover epidermico, preservare il collagene e migliorare la resilienza della pelle nei confronti dello stress ossidativo.
Un messaggio particolarmente rilevante della relazione ha riguardato il ruolo del microbiota.
"Oggi non è più possibile parlare di nutraceutica senza parlare di microbiota. L'equilibrio dell'ecosistema intestinale rappresenta uno dei principali determinanti della risposta infiammatoria e, di conseguenza, della salute cutanea”, dice Pignatti.
Accanto all'efficacia, infine, si è posto l'accento sulla sicurezza prescrittiva. Standardizzazione delle formulazioni, qualità delle materie prime, possibili interazioni con i farmaci e appropriatezza clinica costituiscono elementi imprescindibili per evitare un utilizzo indiscriminato dei nutraceutici.
"La sicurezza viene prima di tutto”, ha concluso Pignatti. “La vera appropriatezza nasce dall'incontro tra il paziente giusto, il prodotto giusto e la dose giusta. Solo così la dermonutraceutica può diventare uno strumento realmente utile nella pratica clinica. Il modello è integrare, non sostituire. Il modello in-out, in cui il trattamento topico viene affiancato da un supporto nutraceutico personalizzato, punta infatti a migliorare gli esiti clinici, ridurre le recidive e favorire una gestione più sostenibile delle patologie dermatologiche croniche”. (n.m.)
