Acque minerali: un mercato da record per il "primo nutriente" della salute

06 Luglio 2026

L'Italia continua a bere acqua minerale più di qualsiasi altro Paese europeo. Secondo i dati dell'Annuario Acquitalia 2025-2026 di Beverfood.com, nel 2025 i consumi hanno raggiunto 16,1 miliardi di litri, in crescita del 4% rispetto ai 15,55 miliardi del 2024. Il consumo medio sale così a 273 litri pro capite all'anno, dieci litri in più rispetto all'anno precedente, confermando il nostro Paese ai vertici europei per consumo di acqua confezionata.

Il mercato vede, tra l’altro, l'affermarsi di nuove categorie premium, dalle acque funzionali alle flavoured waters, fino alle protein waters, segno di un'evoluzione che intercetta la crescente domanda di prodotti orientati al benessere. Tuttavia, il cuore del comparto resta rappresentato dall'acqua minerale tradizionale, naturale o frizzante, che continua a essere la bevanda più consumata dagli italiani.

Dietro questi numeri si nasconde però un aspetto ancora più rilevante: il valore nutrizionale dell'acqua. Un tema al centro del recente Congresso nazionale Sinut, dove Federica Perazza, medico chirurgo e specialista in Scienza dell'alimentazione dell'Università di Bologna, ha dedicato la propria relazione a un concetto tanto semplice quanto spesso trascurato: l'acqua è il primo nutriente dell'organismo.

Come ha ricordato Perazza, l'acqua costituisce tra il 45 e il 75% del peso corporeo, in funzione di età, sesso e composizione corporea, ed è coinvolta praticamente in ogni processo fisiologico: dalla termoregolazione al trasporto dei nutrienti, dalla lubrificazione delle articolazioni fino alla partecipazione alle reazioni metaboliche. Non è soltanto una bevanda, ma un nutriente essenziale, indispensabile al mantenimento dell'omeostasi dell'organismo.

Secondo la specialista, lo stato di idratazione dovrebbe entrare stabilmente nella valutazione clinica e nutrizionale del paziente. L'equilibrio idrico dipende infatti dal bilancio tra l'acqua introdotta attraverso bevande, alimenti e produzione metabolica e quella persa attraverso reni, cute, respirazione e intestino, regolato dai meccanismi della sete e dall'osmolalità plasmatica.

La valutazione dell'idratazione non si limita alla semplice percezione della sete, ma integra parametri clinici e laboratoristici, dall'osmolalità plasmatica, considerata il gold standard, fino alla bioimpedenzometria, sempre più utilizzata nella pratica clinica.

Le evidenze scientifiche

Le evidenze illustrate durante il congresso mostrano come una corretta idratazione possa avere ricadute concrete su numerose condizioni cliniche.

Un adeguato introito idrico riduce il rischio di recidiva della nefrolitiasi calcica, mentre nelle donne con infezioni urinarie ricorrenti aumentare l'assunzione di acqua di circa 1,5 litri al giorno ha dimostrato di ridurre significativamente gli episodi di cistite. Benefici emergono anche nella malattia renale cronica, dove un maggiore consumo di acqua è associato a una più lenta progressione del danno renale, e nella gestione dell'obesità, dove bere circa 500 ml di acqua prima dei pasti favorisce una maggiore perdita di peso rispetto alle sole indicazioni dietetiche.

Naturalmente, l'idratazione deve essere personalizzata. In alcune condizioni, come lo scompenso cardiaco, l'epatopatia avanzata o nel paziente anziano fragile, il bilancio idrico richiede una valutazione individuale, evitando sia la disidratazione sia il sovraccarico di liquidi.

Un'opportunità anche per il settore nutraceutico

L'evoluzione del mercato delle acque minerali e delle nuove bevande funzionali si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso la prevenzione e gli stili di vita salutari. Se il successo commerciale testimonia quanto l'acqua sia già presente nelle abitudini degli italiani, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questo consumo in una maggiore consapevolezza del ruolo dell'idratazione nella salute.

Come emerge dalla relazione presentata al Congresso Sinut, l'acqua non dovrebbe essere considerata semplicemente una bevanda, ma un elemento centrale della nutrizione clinica. Un messaggio che riguarda non solo medici e nutrizionisti, ma anche il mondo dell'informazione scientifica e quello della nutraceutica, chiamati a promuovere un approccio basato sulle evidenze e sulla corretta educazione alimentare. (n.m.)

 

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