La Sindrome dell’intestino irritabile (Ibs) è un disturbo gastrointestinale cronico la cui prevalenza è in costante aumento. Le stime epidemiologiche indicano un’incidenza globale pari a circa il 9% negli uomini e al 14% nelle donne. In questo scenario, la pasta, alimento di base a livello mondiale e pilastro di numerose tradizioni alimentari, assume un ruolo ambivalente. Se da un lato rappresenta una fonte nutrizionale importante, dall’altro può costituire un potenziale fattore scatenante per i soggetti con Ibs, soprattutto nelle versioni integrali ricche di fibre. Il motivo risiede nel suo contenuto di carboidrati fermentabili, noti come Fodmap (Fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides and polyols).

L'adozione diffusa della dieta senza glutine (Gfd), malgrado i benefici percepiti, presenti rischi significativi come carenze nutrizionali, costi elevati e problemi psicologici. Una recente review, pubblicata su Nutrients, sottolinea l'importanza di una valutazione medica accurata prima di intraprendere una Gfd, considerando anche la possibilità di esacerbare disturbi come la sindrome dell'intestino irritabile (Ibs). Ne parliamo con Raffaele Borghini, Unità di Gastroenterologia - Stella Maris Stp - Roma, docente presso l’Università europea di Roma e coordinatore della ricerca.

Due recenti lavori di revisione della letteratura riportano l’attenzione sul ruolo di un’alimentazione a basso contenuto di Fodmap (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) nel trattamento dei pazienti con sindrome dell'intestino irritabile (Ibs), ruolo ancora non del tutto chiaro. Nonostante la sua riconosciuta efficacia nella gestione dei sintomi, restano infatti da chiarire le variazioni nelle risposte individuali, l’impatto sul microbiota, le possibili carenze nutrizionali, lo sviluppo di stitichezza, la necessità di escludere un disturbo alimentare prima di iniziare la dieta e la scarsità di dati a lungo termine.

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Sebbene gli antibiotici rimangano il cardine del trattamento della Sibo (Sovracrescita batterica dell’intestino tenue), oggi sono disponibili varie terapie alternative o coadiuvanti che sempre di più stanno dando prova della loro efficacia clinica.

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