Il riso rosso fermentato continua a essere al centro del dibattito sulla gestione dell’ipercolesterolemia lieve-moderata. Da una parte le evidenze disponibili ne documentano l’efficacia nel ridurre il colesterolo LDL; dall’altra, la presenza di monacoline, e in particolare della monacolina K, strutturalmente identica alla lovastatina, rende necessario un attento monitoraggio della sicurezza.
Stop ai claim salutistici legati agli effetti sulla colesterolemia degli integratori contenenti monacolina K. A stabilirlo, il nuovo Regolamento Ue n. 2024/204 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea lo scorso 30 luglio e in vigore dal 19 agosto. Sulle confezioni, dunque, non potrà più trovarsi scritto: “La monacolina K da riso rosso fermentato contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue”.
Gli integratori non sono farmaci e necessitano di regole specifiche, non ereditate da altri ambiti che possono portare a conclusioni fuorvianti. Potremmo riassumere così la posizione di Germano Scarpa, presidente di Integratori&Salute, l’associazione in seno a Confindustria che rappresenta le aziende del comparto, a commento dell’inchiesta pubblicata da Il Salvagente che, testando 15 prodotti in commercio a base di riso rosso fermentato, ha posto il problema della disaggregazione delle comprese, del contenuto in monacolina K e degli ingredienti potenzialmente dannosi per la salute.
Lo studio, realizzato e condotto da Fabiana Quaglia del dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Napoli Federico II, ha dapprima messo in evidenza le anomalie nella disaggregazione di compresse “sedicenti” gastro-resistenti, evidenziandone un profilo di disaggregazione in qualche caso nullo, mentre nella seconda parte ha analizzato diversi integratori contenenti monacolina K sotto forma di Riso rosso fermentato (Ryr) sia dal punto di vista del loro reale contenuto proprio in monacolina K che del loro tempo di disaggregazione.