L'utilità clinica della genetica in campo nutrizionale è da anni oggetto di ricerca scientifica e di marketing. Il punto di partenza è terminologico: la nutrigenomica studia l'effetto dei componenti della dieta sull'espressione genica mentre la nutrigenetica indaga come la variabilità genetica individuale condizioni assorbimento, metabolismo e utilizzo dei nutrienti, e quindi la risposta a un intervento.
L’epidemiologia nutrizionale si è storicamente fondata su strumenti di auto-segnalazione, quali Food frequency questionnaires (Ffq) e richiami delle 24 ore. Pur avendo avuto un ruolo rilevante, tali metodiche presentano limiti intrinseci che ne riducono l’accuratezza nella pratica clinica moderna e rendono complessa l’identificazione di relazioni causali solide. Il superamento di queste criticità richiede l’impiego di metaboliti indicatori di esposizione acuta e cronica, capaci di restituire un’impronta biochimica oggettiva e quantificabile.
Nonostante i progressi nelle terapie convenzionali, la ricerca continua a esplorare strategie complementari per migliorare la qualità della vita delle pazienti colpite da ca mammario e supportare le difese naturali dell'organismo. Un filone emergente va concentrandosi sul ruolo della nutrizione, in particolare sugli acidi grassi Omega-3. Un recente studio preliminare italiano condotto presso l'Università La Sapienza di Roma, pubblicato su Cancers, ha indagato gli effetti dell'acido docosaesaenoico (Dha), un importante Omega-3 di origine marina assunto sotto forma di integratore, come potenziale supporto nutrizionale nelle donne con cancro al seno.
Una recente review pubblicata su Nutrients sintetizza le più recenti evidenze sul ruolo del microbiota nella regolazione del metabolismo lipidico e glucidico, nell'integrità della barriera intestinale e nella risposta immunitaria, evidenziando come la conoscenza delle interazioni tra microbiota, dieta e ospite sia fondamentale per lo sviluppo di strategie nutrizionali personalizzate. A parlarcene, Giuseppe Maulucci, direttore del Metabolic intelligence Lab dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinatore del lavoro realizzato in collaborazione con i dipartimenti di Microbiologia, Gastroenterologia e Nutrizione umana della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma