Dha e ca mammario: nuove prospettive dalla nutrizione di precisione

09 Giugno 2025

Nonostante i progressi nelle terapie convenzionali, la ricerca continua a esplorare strategie complementari per migliorare la qualità della vita delle pazienti colpite da ca mammario e supportare le difese naturali dell'organismo. Un filone emergente va concentrandosi sul ruolo della nutrizione, in particolare sugli acidi grassi Omega-3. Un recente studio preliminare italiano condotto presso l'Università La Sapienza di Roma, pubblicato su Cancers, ha indagato gli effetti dell'acido docosaesaenoico (Dha), un importante Omega-3 di origine marina assunto sotto forma di integratore, come potenziale supporto nutrizionale nelle donne con cancro al seno.

Il Dha è considerato uno degli Omega-3 più importanti per la salute umana, essendo essenziale per il corretto funzionamento dei sistemi nervoso, cardiovascolare e immunitario. La sua assunzione porta alla produzione di specifiche molecole chiamate resolvine D1 e D2 che agiscono come mediatori specializzati in grado di intervenire per regolare l'infiammazione sistemica e favorire il ripristino dell'equilibrio tissutale.

Le resolvine sono mediatori lipidici specializzati che l’organismo produce naturalmente per "risolvere" l'infiammazione in modo controllato. A differenza dei farmaci anti-infiammatori generici, agiscono come regolatori selettivi che modulano i processi infiammatori dannosi, preservando quelli necessari per la guarigione.

I ricercatori hanno somministrato alle volontarie chemioterapia o terapia ormonale associata a 10 giorni di integrazione di Dha. Hanno utilizzato uno sciroppo contenente il 10% di Dha derivato da microalghe marine (Schizochytrium sp.). I dati preliminari hanno mostrato un aumento dei livelli plasmatici di resolvina D1 nelle pazienti con cancro rispetto al baseline (21,3 vs 7,3 pg/mL), anche se senza differenze significative nella resolvina D2 per l'intero gruppo.

Il risultato più interessante e significativo emerso dallo studio riguarda l'effetto personalizzato del Dha basato sul profilo genetico delle pazienti.

“Le donne con mutazione Brca1 o Brca2 hanno mostrato un aumento notevolmente più marcato dei livelli di resolvine dopo la somministrazione di Dha”, sottolinea Maurizio Muscaritoli, Senior author dello studio e presidente della Società italiana di nutrizione clinica (Sinuc). “Nello specifico, si è osservato un aumento del 185% per la resolvina D1 e un aumento del 101% per la resolvina D2 in questo sottogruppo. Al contrario, le donne con storia familiare di cancro ma senza queste mutazioni non hanno registrato lo stesso incremento”.

Questi risultati preliminari suggeriscono che l'integrazione di Dha potrebbe influenzare l'infiammazione in maniera diversa a seconda del sottotipo tumorale e del profilo genetico individuale.

“Questo approccio riflette l'evoluzione verso la medicina di precisione applicata alla nutrizione clinica e illustra il potenziale della nutrizione clinica moderna nell'integrarsi con le terapie oncologiche convenzionali come supporto complementare, agendo sui meccanismi molecolari della malattia”, afferma Alessio Molfino, docente di Medicina interna all’Università La Sapienza di Roma e prima firma dello studio”.

È fondamentale, sottolinea Sinuc in una nota, che questi sono risultati preliminari che richiedono ulteriori conferme attraverso ricerche cliniche più ampie. Tuttavia, essi aprono prospettive promettenti per lo sviluppo di protocolli nutrizionali personalizzati in oncologia. L'evidenza suggerisce che l'integrazione con Dha potrebbe avere effetti diversificati a seconda del profilo genetico della paziente, in particolare per quelle portatrici di mutazioni Brca1/Brca2, offrendo una nuova direzione per strategie nutrizionali mirate. (n.m.)

 

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