Lo studio ha coinvolto 492 donne operate per un tumore al seno in fase iniziale, seguite con attenzione per un periodo di circa tre anni. Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha ricevuto indicazioni generali e standard su alimentazione e movimento; il secondo, invece, è stato inserito in un programma rigoroso e strutturato basato sui pilastri della dieta mediterranea a basso indice glicemico e su almeno trenta minuti di camminata veloce ogni giorno. Entrambi i gruppi hanno beneficiato dell'integrazione di vitamina D3.
I risultati ottenuti sul fronte metabolico sono estremamente significativi. Nel gruppo sottoposto al programma intensivo, la perdita media di peso è stata di circa tre chili, quasi il doppio rispetto agli 1,7 chili registrati nel gruppo di controllo. Oltre al calo ponderale, i ricercatori hanno osservato miglioramenti netti nell’indice di massa corporea e, soprattutto, nel controllo della glicemia. Un dato particolarmente rilevante riguarda la sindrome metabolica: la sua prevalenza si è ridotta del 65% nelle donne che hanno seguito il programma strutturato, a fronte di una riduzione del 34% nell’altro gruppo. Questo è un traguardo cruciale, poiché l'ipertensione e le alterazioni del metabolismo degli zuccheri rappresentano oggi criticità importanti per le donne guarite, spesso aggravate dagli effetti collaterali delle terapie oncologiche.
Sebbene i dati sulla riduzione generale delle recidive richiedano ulteriori conferme, lo studio ha evidenziato un segnale preliminare rilevante: nelle pazienti con tumori ormono-responsivi che hanno aderito con maggiore costanza al programma, il rischio di recidiva è apparso ridotto del 76%. Come spiegato da Michelino De Laurentiis, direttore del dipartimento di Oncologia senologica del Pascale, lo stile di vita non deve più essere considerato un elemento accessorio, ma “una parte integrante del percorso terapeutico. Questi risultati sottolineano che intervenire sul metabolismo non solo migliora la salute cardiovascolare e la qualità della vita, ma potrebbe agire come un potente scudo contro il ritorno della malattia, offrendo alle pazienti uno strumento di cura efficace, a basso costo e direttamente nelle loro mani”. (n.m.)
