In un'epoca in cui la medicina tende verso parametri sempre più sofisticati e personalizzati, la Società italiana dell’obesità (Sio) lancia un monito dall’European congress on obesity (ECO2026) di Istanbul: l’Indice di massa corporea (Bmi) non può e non deve essere ancora mandato "in pensione". Nonostante i suoi noti limiti tecnici, il Bmi resta oggi l’unico strumento di screening rapido, universale e a costo zero a nostra disposizione per affrontare una patologia che colpisce ben 6 milioni di italiani.

Non è solo un aggiornamento nutrizionale, ma un vero e proprio atto politico che punta a scardinare decenni di abitudini alimentari. L’amministrazione guidata da Donald Trump, attraverso il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., ha presentato nei giorni scorsi le nuove Dietary guidelines for americans 2025–2030. Lo slogan è tranchant: “Mangia cibo vero”. L'obiettivo dichiarato è "rendere l'America di nuovo sana”, rispondendo a un'emergenza che vede il 70% degli adulti in sovrappeso o obesi e il 90% della spesa sanitaria divorato dalle malattie croniche. Tuttavia, il documento ha scatenato un acceso dibattito globale. Se da un lato si plaude alla guerra totale contro i cibi ultra-processati, dall'altro l'enfasi su proteine e grassi animali ha sollevato dubbi feroci tra epidemiologi e società scientifiche.

Con il voto definitivo da parte dell’Aula del Senato dello scorso giovedì 1° ottobre, il disegno di legge sull’obesità è diventato ufficialmente legge, introducendo per la prima volta in Italia e nel mondo una cornice normativa ampia e strutturata per contrastare una patologia in allarmante crescita. La legge, promossa dall’On. Roberto Pella, riconosce formalmente l’obesità come una malattia cronica, progressiva e recidivante, al pari di altre patologie di interesse sociale.

Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…