Bmi, la Sio: alleato imperfetto ma insostituibile nella lotta all'obesità

29 Maggio 2026

In un'epoca in cui la medicina tende verso parametri sempre più sofisticati e personalizzati, la Società italiana dell’obesità (Sio) lancia un monito dall’European congress on obesity (ECO2026) di Istanbul: l’Indice di massa corporea (Bmi) non può e non deve essere ancora mandato "in pensione". Nonostante i suoi noti limiti tecnici, il Bmi resta oggi l’unico strumento di screening rapido, universale e a costo zero a nostra disposizione per affrontare una patologia che colpisce ben 6 milioni di italiani.

Sebbene il Bmi sia il parametro più semplice da calcolare, richiedendo soltanto la misurazione di peso e altezza, i dati reali ci dicono che in Italia l’83% dei pazienti ne è sprovvisto nella propria cartella clinica. I risultati dello studio Itros, condotto su un vasto campione di 1,8 milioni di pazienti, confermano che solo il 17% presenta questo dato registrato dai medici di medicina generale. Il presidente della Sio, Silvio Buscemi, definisce questo valore come un "fantasma": una carenza dovuta a barriere burocratiche e cronica mancanza di tempo, che rischia di rendere l’obesità una malattia invisibile agli occhi del sistema sanitario.

La Sio si schiera con forza contro le recenti proposte, come quelle della Lancet Commission, che vorrebbero introdurre criteri diagnostici basati sul danno d’organo. Secondo Buscemi, tali criteri rischierebbero di complicare e rallentare eccessivamente l’accesso ai trattamenti.

"Chiedere oggi di sostituire il Bmi con ecografie o analisi approfondite per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile dal punto di vista organizzativo", afferma il presidente, ricordando che il Bmi è un riferimento che la popolazione e i medici hanno impiegato 40 anni a metabolizzare. Non è necessario attendere che la malattia manifesti le sue oltre 200 possibili complicanze per intervenire; lo screening deve restare semplice e immediato per permettere una diagnosi precoce.

L’ostacolo della burocrazia e della privacy

Oltre alla difficoltà nella rilevazione fisica del dato, la prevenzione è oggi frenata da interpretazioni burocratiche della legge sulla privacy che impediscono la creazione di un registro epidemiologico efficace. Attualmente, i medici di famiglia incontrano ostacoli nel conferire dati anonimizzati per la ricerca scientifica, lasciando le autorità sanitarie "al buio" riguardo all'efficacia delle cure. Buscemi paragona questa situazione al tentativo di "ridurre i consumi elettrici di un Paese senza poter leggere i contatori". L'appello finale alle Istituzioni è dunque per una semplificazione: meno burocrazia e più misurazioni, per far sì che il Bmi continui a svolgere il suo ruolo fondamentale di sentinella della salute pubblica. (n.m.)

 

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