“Semaglutide e tirzepatide hanno cambiato la cura dell’obesità”, sottolinea Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc. “Nei trial clinici la perdita di peso media va dal 10% al 20% in 12-18 mesi. Nello studio Surmount-4, tirzepatide 15 mg ha portato a una riduzione media del 21%. Risultati che finora si ottenevano solo con la chirurgia bariatrica”.
Una riduzione significativa del peso corporeo non coincide necessariamente con una perdita equivalente di tessuto adiposo. Una quota del calo ponderale riguarda infatti la massa magra, una componente che comprende non soltanto i muscoli, ma anche acqua, organi e tessuto connettivo.
“Secondo una metanalisi, in media tra il 25% e il 39% dei chili persi con i Glp-1 corrisponde a massa magra”, prosegue Muscaritoli. “Mentre una revisione sistematica del 2024 su 1.541 pazienti trattati con semaglutide riporta valori compresi tra lo 0% e il 40%, altri studi intorno al 15%. Le differenze dipendono dai pazienti coinvolti, con o senza diabete, dagli interventi sullo stile di vita associati e dai metodi di misurazione”.
La perdita di massa magra, peraltro, non è un fenomeno esclusivo dei farmaci anti-obesità: può verificarsi anche durante un dimagrimento ottenuto attraverso la sola restrizione calorica. A incidere sono soprattutto l'entità e la rapidità della perdita di peso, oltre alle caratteristiche individuali e alla qualità dell'intervento nutrizionale.
Il muscolo come obiettivo terapeutico
Preservare la massa muscolare non è soltanto una questione di forza e mobilità. Il muscolo svolge un ruolo essenziale nel metabolismo del glucosio, rappresenta una riserva di aminoacidi e produce miochine coinvolte nella regolazione di numerosi processi fisiologici. Una sua riduzione eccessiva può quindi compromettere la funzionalità fisica e la salute metabolica, soprattutto nelle persone già fragili o con patologie croniche.
Per questo il trattamento farmacologico dovrebbe essere inserito in un percorso multidisciplinare, con una valutazione nutrizionale e funzionale individualizzata. Le strategie comprendono un adeguato apporto proteico, distribuito nell'arco della giornata, un'alimentazione equilibrata e attività fisica che includa esercizi di forza e resistenza, idealmente due o tre volte alla settimana, adattati alle condizioni della persona.
È inoltre importante monitorare nel tempo la composizione corporea, la forza e la funzionalità muscolare, insieme alla velocità del dimagrimento, per individuare precocemente eventuali criticità.
“Una perdita di peso più rapida non è necessariamente una perdita di peso migliore”, conclude Muscaritoli. “L’obiettivo non è pesare meno a ogni costo, ma ridurre la massa grassa preservando forza, autonomia e salute metabolica. Per questo i Glp-1 vanno inseriti in un percorso multidisciplinare, in cui medico, nutrizionista clinico e specialista dell’esercizio lavorano insieme”.
