In questo scenario, la salute muscolare assume un ruolo centrale. È quanto emerso dal Congresso nazionale della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc), svoltosi a Parma dal 19 al 21 ottobre scorsi, dove l’attenzione si è concentrata sulla disfunzione sarcometabolica e sulle strategie per contrastare il declino funzionale.
Il muscolo, un organo metabolico
La soglia dei 65 anni, tradizionalmente utilizzata per definire l’inizio della vecchiaia, è sempre meno rappresentativa delle reali condizioni delle persone. I progressi della medicina, il miglioramento dell’istruzione e una maggiore attenzione alla prevenzione contribuiscono a mantenere più a lungo capacità fisiche e cognitive. Ma perché questo vantaggio si traduca in una longevità attiva, è necessario preservare la funzionalità dell’organismo, a partire dal muscolo.
“Il muscolo non significa soltanto movimento, ma è un tessuto metabolicamente ed endocrinologicamente attivo, che dialoga con fegato, cuore, cervello e sistema immunitario”, sottolinea Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc. “Proteggerlo con nutrizione clinica di precisione e movimento significa preservare metabolismo, resilienza e indipendenza. Una diagnosi di malattia cronica non deve coincidere con un inevitabile declino funzionale”.
Con l’avanzare dell’età, tuttavia, massa e forza muscolare tendono a diminuire. La sarcopenia, riconosciuta come malattia nel 2016, interessa una quota significativa della popolazione anziana e rappresenta un importante fattore di rischio per fragilità, cadute, disabilità e perdita di autonomia.
Il problema non riguarda soltanto la quantità di muscolo, ma anche la sua efficienza. La disfunzione sarcometabolica descrive una condizione nella quale il tessuto muscolare perde progressivamente parte delle proprie funzioni metaboliche ed endocrine. Si riduce la capacità di utilizzare il glucosio, si altera la disponibilità di aminoacidi e cambia la segnalazione delle miochine, mentre possono aumentare insulino-resistenza e infiammazione cronica.
Il rapporto con le malattie croniche è bidirezionale: diabete, obesità e patologie cardiovascolari, epatiche e renali possono accelerare il deterioramento muscolare, che a sua volta contribuisce a peggiorare il quadro clinico.
“Intervenire presto è decisivo: attendere che malnutrizione e perdita muscolare diventino evidenti significa agire quando fragilità, cadute, disabilità e complicanze sono già più probabili”, conclude Muscaritoli. “Screening nutrizionali e funzionali dovrebbero quindi entrare stabilmente nei percorsi assistenziali della persona anziana e del paziente cronico”.
