Il 9% dei pazienti è già malnutrito in prima visita oncologica, ovvero ancora prima di iniziare le terapie antitumorali. Il 43% è a rischio di malnutrizione. La malnutrizione è presente nel 39% circa dei pazienti in trattamento attivo (chemio e radio) e un paziente oncologico su cinque muore di cachessia neoplastica prima che per la malattia. I pazienti oncologici malnutriti tollerano meno bene le terapie, la cui tossicità aumenta in corso di malnutrizione e, in media, ricorrono maggiormente a ricoveri ospedalieri ripetuti.
La supplementazione calorico-proteica ha evidenziato, in pazienti con diversi tipi di tumore e trattati in diversi stadi di malattia, un miglioramento non solo del peso corporeo e dell’assunzione globale di proteine e calorie, ma anche dello stato clinico del paziente, della sua qualità di vita e della sua tolleranza all’esecuzione di cicli multipli di chemio e/o radioterapia.
Utili e sicuri, in particolare nelle condizioni di cosiddetta pre-ipertensione, ma non tutti con le medesime evidenze scientifiche e mai da utilizzare al posto dei farmaci, se non in aggiunta. I nutraceutici rappresentano una risorsa in più nell’armamentario del clinico, così come ribadito dalla Società europea dell’ipertensione (Esh) che ha appena pubblicato un position paper sul Journal of Hypertension.
Come molte sostanze di derivazione botanica, la curcuma ha una scarsa solubilità in acqua ed è difficilmente assorbibile da parte dell’intestino, con conseguente limitazione della sua biodisponibilità. Per ovviare a tale problema sono state individuate soluzioni che riguardano innanzitutto la formulazione dell’integratore contenente curcumina. Una delle più innovative è quella della curcuma fitosoma. Tra le più altre, la curcuma micellare, quella complessata con ciclodestrine, la nanoemulsionata e l’associazione con piperina.