Prevenzione, microbiota e nutraceutica: evidenze scientifiche al centro del Milan Longevity Summit

21 Maggio 2026

La longevità passa sempre più da nutrizione, microbiota e integrazione, ma gli italiani continuano ad avere un approccio al benessere prevalentemente “reattivo”, orientato cioè a rispondere a esigenze immediate più che a costruire una strategia di salute a lungo termine. È quanto emerge dalla ricerca “Longevità: percezioni e comportamenti”, realizzata da YouTrend per Named Group insieme a Will Media e presentata nei gironi scorsi al Milan Longevity Summit.

L’indagine, condotta su un campione rappresentativo di 2.003 italiani tra i 18 e i 60 anni, racconta infatti una crescente attenzione verso la prevenzione e l’healthy aging, ma evidenzia anche quanto la cultura del benessere nel nostro Paese sia ancora legata soprattutto alla gestione di problemi specifici e non alla prevenzione continuativa.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio il rapporto con gli integratori. Secondo la ricerca, il 40% degli italiani dichiara di non assumere alcun integratore e, tra questi, il 42% sostiene di non averne bisogno perché non presenta carenze manifeste. Anche tra chi li utilizza prevale una logica funzionale: il 31% li assume per affrontare momenti particolari come stress, menopausa o gravidanza, il 26% per compensare deficit nutrizionali e il 22% per sostenere performance fisiche o mentali. Solo il 18% collega invece l’utilizzo degli integratori alla prevenzione e al benessere nel lungo periodo.

Il dato conferma come il concetto di healthy aging fatichi ancora a tradursi in comportamenti quotidiani stabili. Eppure la ricerca scientifica evidenzia sempre di più il ruolo centrale di alimentazione e integrazione nella modulazione dei processi biologici legati all’invecchiamento.

“La possibilità di un’integrazione nutraceutica finalizzata alla geroprotezione emerge come un’opzione ormai supportata da molteplici evidenze cliniche e in questo contesto il ruolo ponte della nutraceutica è strategico nell’ottenimento di una longevità in salute”, spiega Giovanni Scapagnini, Professore di Nutrizione Clinica all’Università del Molise, intervenuto al summit durante il panel dedicato alle strategie cliniche e traslazionali per la longevità.

Secondo Scapagnini, oggi il tema non riguarda soltanto il trattamento delle carenze, ma la capacità di intervenire sui fattori modificabili dell’invecchiamento attraverso nutrizione, stile di vita e supporto nutraceutico mirato. In particolare, grande attenzione viene rivolta al metabolismo glucidico e alla prevenzione cardiometabolica.

“In questo contesto, il controllo della disglicemia è cruciale non solo nella prevenzione del diabete, ma anche nella protezione cardiovascolare e nel rallentamento dei meccanismi biologici associati all’invecchiamento”, sottolinea il docente. “Accanto agli interventi sullo stile di vita è cresciuto l’interesse verso approcci nutraceutici volti a modulare differenti vie coinvolte nell’omeostasi del glucosio”.

La ricerca mostra però che il monitoraggio metabolico è ancora poco diffuso. Solo il 4% degli intervistati controlla regolarmente il glucosio, nonostante un’iperglicemia lieve ma cronica sia associata a infiammazione, aumento del rischio cardiovascolare, sovrappeso e accelerazione dell’invecchiamento biologico.

Accanto al tema dell’integrazione, emerge con forza anche quello della qualità dell’alimentazione. Il 43% degli italiani ritiene che frutta e verdura siano oggi più nutrienti rispetto a vent’anni fa, mentre molti studi indicano una progressiva riduzione di alcuni micronutrienti essenziali. Un aspetto particolarmente rilevante in ottica preventiva, considerando il ruolo di vitamine, polifenoli e minerali nei processi cellulari, nella risposta immunitaria e nella protezione dallo stress ossidativo.

Ma la nutrizione, oggi, non viene più letta soltanto in termini di calorie o nutrienti. Sempre più centrale è infatti il ruolo del microbiota intestinale, considerato uno degli snodi fondamentali della medicina della longevità.

“Non bisogna trascurare il ruolo dell’ecosistema intestinale come mediatore biologico tra alimentazione e salute sistemica”, afferma Ennio Tasciotti, direttore dello Human longevity program del San Raffaele di Roma e Professore Advanced medical and surgical technologies, Department for the promotion of human sciences and quality of life, Università San Raffaele di Roma. “La qualità della dieta non influenza soltanto l’apporto di nutrienti, ma anche la composizione e la funzionalità del microbiota intestinale, oggi considerato uno dei principali regolatori dei processi associati all’invecchiamento e alla resilienza metabolica”.

Negli ultimi anni le evidenze scientifiche hanno infatti collegato sempre più chiaramente equilibrio del microbiota, infiammazione cronica, metabolismo energetico e salute immunitaria. Secondo Tasciotti, il consumo regolare di alimenti fermentati e una dieta ricca di fibre vegetali possono contribuire a migliorare la diversità microbica intestinale e a sostenere il benessere dell’organismo lungo tutto l’arco della vita.

“Il microbiota rappresenta un’interfaccia dinamica tra alimentazione, ambiente e salute dell’organismo”, conclude Tasciotti. “Queste evidenze rafforzano una visione più evoluta della prevenzione nutrizionale, orientata non soltanto alla correzione di carenze manifeste, ma al mantenimento nel tempo dell’equilibrio fisiologico e metabolico”.

La fotografia emersa dal Milan Longevity Summit racconta quindi un’Italia sempre più interessata al tema della longevità, ma ancora poco abituata a considerare nutrizione, microbiota e integrazione come strumenti quotidiani di prevenzione. Una sfida culturale che, secondo gli esperti, sarà decisiva nei prossimi anni per trasformare il concetto di healthy aging da risposta al bisogno a progetto di salute continuativo. (n.m.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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