Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova, sottolinea l’importanza dei risultati: “I due studi ci danno indicazioni fondamentali su come l’eccesso di peso e la chemioterapia si combinano nel trattamento del tumore al seno con un impatto sulle strategie di cura per le pazienti”.
Il peso dell’obesità nel tumore Her2-positivo
L’analisi condotta nell’ambito dello studio Aphinity si è concentrata sul tumore al seno Her2-positivo in fase iniziale, una tipologia di cancro nota per la sua rapida crescita. Su quasi 5.000 pazienti, è stato rilevato che ben il 47% era in sovrappeso o obesa, con un indice di massa corporea (Bmi) superiore a 25.
“Abbiamo visto che sovrappeso e obesità peggiorano la prognosi”, spiega Del Mastro. “Le pazienti con un Bmi superiore a 25 presentano un aumentato rischio di recidiva o morte del 27% rispetto alle normopeso o sottopeso. Ancora più
allarmante è l’incremento del rischio di morire per qualsiasi causa, maggiore del 38%. Inoltre, lo studio Aphinity suggerisce che l’eccesso di peso può rendere la terapia più difficile da tollerare, dato che le pazienti con il Bmi più alto interrompevano più spesso la chemioterapia post-intervento”.
La strategia intensiva
Notizie più incoraggianti e di grande utilità pratica provengono dallo studio Gim2, che ha messo a confronto la chemioterapia tradizionale a intervallo standard con la dose-dense, una chemioterapia intensiva somministrata in un arco di tempo più breve, a intervalli di tempo più ristretti rispetto alla somministrazione tradizionale. Lo studio si è focalizzato su donne con tumore al seno ad alto rischio di recidiva con linfonodi positivi.
I risultati, su 1.925 pazienti, mostrano che l’eccesso di peso non peggiora la prognosi a lungo termine (15 anni) se si adotta questo regime. Il trattamento dose-dense è risultato il più efficace nel prevenire le recidive, indipendentemente dal Bmi. La sua efficacia è stata notevole: la chemioterapia dose-dense riduce il rischio di recidiva del 13% nelle normopeso, del 28% nelle pazienti in sovrappeso e addirittura del 30% in quelle obese rispetto alla chemioterapia standard.
Nessuna paura di sottodosare
Un aspetto cruciale per la pratica clinica è che nello studio Gim2 alle pazienti obese non è stata somministrata una dose inferiore di chemioterapia per paura di tossicità legate al peso. Sebbene le pazienti obese abbiano mostrato una maggiore incidenza di effetti collaterali gravi come la neuropatia e dolore osseo, l’efficacia superiore è rimasta prioritaria.
Del Mastro conclude con una raccomandazione chiara: “Salute, nutrizione, attività fisica e controllo del peso non sono aspetti marginali nella cura oncologica, ma diventano parte integrante della strategia terapeutica".
