La ricerca scientifica sta identificando batteri capaci di riparare i tessuti, ridurre l'infiammazione e contrastare i danni causati dall'alcol e dalle patologie croniche. Questi risultati aprono prospettive concrete per lo sviluppo di terapie mirate e personalizzate.
Come ha spiegato Maurizio Muscaritoli, Presidente Sinuc “il microbiota intestinale umano è ben più di un semplice inquilino. Questi microbi regolano la salute intestinale ed epatica attraverso un sofisticato sistema di comunicazione bidirezionale, noto come asse intestino-fegato. Un asse che rappresenta una rete di comunicazione straordinaria in cui i metaboliti derivati dai microbi intestinali, inclusi acidi biliari, acidi grassi a catena corta e indoli, influenzano direttamente la funzione epatica. A sua volta, il fegato regola la composizione del microbiota intestinale tramite la produzione di acidi biliari”.
Gli studi evidenziano come specifiche specie batteriche mostrino effetti protettivi e riparativi. Tra i principali alleati identificati, spiccano quattro ceppi fondamentali:
- Lactobacillus plantarum: noto per rafforzare la barriera intestinale, accelerare la guarigione del fegato dopo interventi chirurgici e migliorare la funzionalità epatica complessiva riducendo l’accumulo di grassi.
- Akkermansia muciniphila: un batterio promettente nel facilitare la rigenerazione del tessuto epatico. Inoltre, riduce l’infiammazione e il danno epatico, migliora l’integrità della barriera intestinale e contrasta lo sviluppo della steatosi epatica.
- Faecalibacterium prausnitzii e Lactobacillus rhamnosus GG: entrambi mostrano una notevole efficacia nel proteggere il fegato dai danni indotti dall’alcol, riducendo l’infiammazione sistemica e migliorando il metabolismo lipidico.
Queste nuove "chiavi di lettura" sono cruciali per comprendere e trattare patologie complesse come le Mash (Steatoepatite metabolico-associata, ex Nash), la cirrosi epatica, il carcinoma epatocellulare e le malattie infiammatorie intestinali. In queste condizioni, squilibri nel microbiota esacerbano il danno epatico attraverso l’aumento della permeabilità intestinale, o “leaky gut”, permettendo a sostanze tossiche e prodotti batterici di raggiungere il fegato.
Le evidenze scientifiche raccolte aprono la strada a strategie terapeutiche basate sulla medicina di precisione. Queste includono l'utilizzo mirato di ceppi batterici specifici, la somministrazione di prebiotici per favorire la crescita dei batteri benefici o il trapianto di microbiota fecale.
“Questi dati rappresentano un cambio di paradigma nella comprensione e nel trattamento delle malattie del fegato," ha concluso Muscaritoli. "La possibilità di modulare il microbiota intestinale per influenzare positivamente la salute epatica apre scenari terapeutici completamente nuovi nell’ambito della medicina di precisione”. (n.m.)
