Una recente raccolta di studi, all’interno di un numero speciale di Pharmaceuticals dal titolo "The role of phytochemicals in aging and aging related diseases” ha esplorato in che modo i fitochimici possano modulare la biologia dell'invecchiamento e influenzare la traiettoria delle malattie legate all'età.
Nell’editoriale di presentazione, Alessandro Medoro, Giovanni Scapagnini e Sergio Davinelli, del dipartimento di Medicina e Scienze della salute dell’Università del Molise V. Tiberio, sottolineano come, al di là della loro nota capacità antiossidante canonica, queste molecole derivate dalle piante siano in grado di regolare processi biologici chiave, tra cui l'infiammazione cronica di basso grado, la senescenza cellulare, la disfunzione mitocondriale e il metabolismo lipidico.
Protezione vascolare e neuro-inflammaging
L'evidenza scientifica supporta l'azione protettiva dei fitochimici sul sistema vascolare. Uno studio condotto su topi dimostra che l'infuso di tè bianco, ricco di polifenoli, migliora il profilo lipidico plasmatico, riduce l'infiammazione vascolare e lo stress ossidativo. Parallelamente, è emerso che un carotenoide algale, l'astaxantina, potrebbe agire come potenziale inibitore del PCSK9, un enzima che degrada i recettori epatici delle Ldl, migliorando così l'omeostasi del colesterolo. L'astaxantina, supportata da studi clinici e preclinici, è nota per migliorare il profilo lipidico, aumentare la sensibilità all'insulina e attivare la segnalazione citoprotettiva, attenuando al contempo l'infiammazione sistemica.
L'impatto si estende al sistema nervoso, dove i fitochimici influenzano l'interazione tra stress ossidativo, neuroinfiammazione e disfunzione mitocondriale nei disturbi neurodegenerativi legati all'età. Specificamente, l’antrachinone fiszione ha mostrato la capacità di mitigare l'attivazione microgliale e il rilascio di citochine pro-infiammatorie in un modello di neuroinfiammazione, definendo i fitochimici come modulatori delle reti di risposta allo stress neurale, particolarmente rilevanti per il fenomeno del "neuro-inflammaging".
Senescenza cellulare e unità osso-muscolo
L'invecchiamento è caratterizzato da una persistente e disregolata attivazione del sistema immunitario, che alimenta l'infiammazione cronica e la senescenza cellulare. Le cellule senescenti perdono, così, la loro funzione fisiologica.
I fitochimici senolitici, capaci di eliminare selettivamente le cellule senescenti, rappresentano un'area di sviluppo cruciale. Per esempio, l'ε-viniferina, un dimero del resveratrolo, ha dimostrato di ringiovanire i fibroblasti cutanei senescenti, riducendo lo stress ossidativo mitocondriale e attivando la mitofagia, eliminando al contempo le cellule senescenti senza danneggiare quelle proliferanti.
Infine, le strategie per preservare la mobilità e l'indipendenza si concentrano sull'unità osso-muscolo. La perdita di integrità neuromuscolare e metabolica, alla base della sarcopenia e della fragilità, richiede interventi che includano fitochimici con proprietà di modulazione mitocondriale. Un estratto dall'arbusto Cotoneaster microphyllus Nakai ha mostrato un potenziale anti-osteoporotico, stimolando la formazione ossea e riducendo il riassorbimento. Anche molecole note come il resveratrolo, l'apigenina e la genisteina, sono state identificate attraverso strategie computazionali e sperimentali per modulare l'attività della telomerasi e l'infiammazione, accelerando la scoperta di nuovi composti anti-età.
Le sfide della traduzione clinica
Nonostante la promettente evidenza preclinica, emergono sfide cruciali per portare i fitochimici dalla ricerca al beneficio tangibile per i pazienti. Così si legge nell’editoriale: “La limitata biodisponibilità e la distribuzione tissutale di molti fitochimici restano un ostacolo, richiedendo innovativi sistemi di rilascio e una migliore comprensione del metabolismo mediato dal microbiota. È inoltre fondamentale affrontare la natura dose-risposta non lineare. Infine, è necessaria la traduzione clinica, tramite studi rigorosi che utilizzino endpoint funzionali e centrati sul paziente per determinare se questi risultati promettenti possano tradursi in misurabili miglioramenti nell'healthspan”.
Nicola Miglino
