Salute epatica e disfunzione metabolica: ruolo di dieta e integrazione

22 Giugno 2026

La salute del fegato passa sempre più dalla salute metabolica dell’intero organismo. È questo il messaggio chiave emerso dall’intervento del biologo nutrizionista Salvatore Ercolano, consigliere del CdA di Enpab, nel corso recente Congresso nazionale Sinut di Bologna, dedicato alle più recenti evidenze scientifiche in ambito nutrizionale e metabolico.

Ercolano ha approfondito il ruolo centrale del fegato nel mantenimento dell’omeostasi metabolica e le strategie oggi disponibili per contrastare la Masld (Metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease), la nuova definizione della steatosi epatica associata a disfunzione metabolica.

“La Masld non deve essere considerata una semplice malattia del fegato, ma una vera e propria manifestazione epatica della disfunzione metabolica sistemica”, ha spiegato Ercolano. “Si tratta di una condizione strettamente correlata all’obesità viscerale, all’insulino-resistenza e all’infiammazione cronica di basso grado, fattori che oggi rappresentano una delle principali sfide per la salute pubblica”.

Secondo quanto illustrato, il fegato rappresenta uno dei principali regolatori del metabolismo energetico, integrando continuamente segnali nutrizionali, endocrini e immunitari. Quando questo equilibrio viene alterato, entrano in gioco meccanismi che favoriscono l’accumulo di grasso a livello epatico. Tra questi, l’eccesso energetico cronico, l’aumento della lipogenesi de novo, la disfunzione mitocondriale e lo stress ossidativo, elementi che contribuiscono ad alimentare il danno metabolico e l’attivazione di processi infiammatori.

Un altro tema centrale affrontato è stato il ruolo dell’asse intestino-fegato. Le più recenti evidenze scientifiche mostrano infatti come alterazioni del microbiota intestinale possano influenzare significativamente la salute epatica.

“L’intestino e il fegato comunicano costantemente attraverso un complesso network di segnali metabolici e immunitari”, ha sottolineato Ercolano. “La disbiosi intestinale, l’aumento della permeabilità della barriera intestinale e la maggiore esposizione a metaboliti pro-infiammatori possono contribuire alla progressione della malattia metabolica epatica”.

Di fronte a questo scenario, si è evidenziato come la nutrizione rappresenti ancora oggi il principale strumento terapeutico disponibile. La riduzione dell’eccesso calorico, il raggiungimento di una perdita di peso sostenibile e il miglioramento della qualità complessiva della dieta costituiscono infatti gli interventi più efficaci per ridurre la steatosi e migliorare la sensibilità insulinica.

Particolare attenzione è stata dedicata ai modelli alimentari ispirati alla dieta mediterranea, caratterizzati da un elevato consumo di vegetali, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine d’oliva. Le evidenze disponibili confermano che non conta soltanto la quantità di calorie introdotte, ma anche la qualità degli alimenti consumati e il loro impatto sul metabolismo e sull’infiammazione.

Accanto all’intervento nutrizionale, Ercolano ha illustrato il crescente interesse della ricerca nei confronti di alcuni nutraceutici in grado di modulare i processi metabolici e infiammatori coinvolti nella Masld. Tra i composti più studiati figurano gli acidi grassi Omega-3, associati alla riduzione dei trigliceridi intraepatici e dell’infiammazione; la berberina, che agisce attraverso l’attivazione dell’enzima Ampk migliorando il metabolismo glucidico e lipidico; diversi polifenoli come curcumina, resveratrolo ed epigallocatechina gallato, nota componente del tè verde.

Spazio anche alla silimarina, estratta dal cardo mariano e studiata per le sue proprietà antiossidanti ed epatoprotettive, oltre che ai prebiotici, probiotici e postbiotici, sempre più oggetto di interesse per la loro capacità di influenzare favorevolmente il microbiota intestinale.

Infine, altri composti, tra cui quercetina, N-acetilcisteina, colina e astaxantina, stiano mostrando risultati promettenti, pur richiedendo ulteriori conferme cliniche.

Così ha concludo Ercolano: “I nutraceutici possono rappresentare strumenti complementari di grande interesse, ma non sostituiscono gli interventi sullo stile di vita. L’obiettivo deve essere il riequilibrio metabolico complessivo della persona, attraverso strategie personalizzate e supportate dalle migliori evidenze scientifiche disponibili”.

Nicola Miglino

 

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