Ca colon-retto, scoperto legame tra genetica e microbiota

13 Luglio 2026

Un nuovo tassello si aggiunge alla comprensione dei meccanismi che favoriscono lo sviluppo del tumore del colon-retto. Uno studio internazionale coordinato dai ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e dell'Università di Monastir (Tunisia) ha individuato un collegamento tra una specifica variante genetica dell'ospite e la presenza di Fusobacterium nucleatum, un batterio associato alla progressione della malattia. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica Gut Microbes, aprono nuove prospettive per la medicina personalizzata e la prevenzione.

Il tumore del colon-retto rappresenta una delle principali cause di morte per cancro a livello mondiale. Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato il ruolo del microbiota intestinale nello sviluppo della malattia, ma finora era poco chiaro come i microrganismi interagissero con il patrimonio genetico dei pazienti.

Analizzando campioni tumorali e tessuti intestinali adiacenti di 99 pazienti, i ricercatori hanno osservato che il rapporto tra Fusobacterium nucleatum ed Escherichia coli è significativamente più elevato nei tessuti tumorali rispetto a quelli sani. Lo squilibrio risulta ancora più marcato nei soggetti portatori di una variante del gene SLC22A4, che codifica un trasportatore intestinale coinvolto nella comunicazione tra le cellule della mucosa e il microbiota.

“La novità del nostro lavoro - spiega il professor Giovambattista Pani, professore associato di Patologia generale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e corresponding author dello studio - è aver mostrato che non conta solo quali batteri siano presenti nell'intestino, ma anche come questi interagiscono con il patrimonio genetico dell'ospite e come questo dialogo possa favorire o ostacolare la loro permanenza all'interno del tumore”.

Secondo il ricercatore, “una variante genetica dell'ospite sembra favorire la sopravvivenza di un batterio associato al tumore del colon-retto, creando un ambiente più permissivo alla progressione della malattia. Il fatto che la variante coinvolga un trasportatore di membrana, naturalmente deputato alla comunicazione tra microbi e ospite, rende la scoperta ancora più interessante”.

Per comprendere il meccanismo biologico alla base di questa interazione, il team ha utilizzato cellule staminali tumorali del colon geneticamente modificate per esprimere la variante di SLC22A4 associata a un maggiore rischio di malattia. Le cellule, fornite da Ruggero De Maria Marchiano, ordinario di Patologia Generale all'Università Cattolica e presidente di Alleanza contro il cancro, hanno mostrato una ridotta capacità di reagire all'invasione di Fusobacterium nucleatum. In particolare, le cellule attivano una risposta immunitaria innata meno efficace e risultano quindi meno capaci di eliminare il batterio.

Questo favorisce una sorta di simbiosi tra cellule tumorali e microrganismo, che potrebbe contribuire alla progressione del cancro. Sebbene siano necessari ulteriori studi su popolazioni più ampie, la ricerca suggerisce che il dialogo tra geni e microbi rappresenti un elemento chiave nello sviluppo del tumore del colon-retto.

“Negli ultimi anni - conclude Pani - è emerso con forza il ruolo del microbiota nello sviluppo del tumore del colon-retto; molto meno noto era invece il contributo dei fattori genetici dell'ospite. Il nostro lavoro rafforza l'idea che il cancro sia il prodotto di una complessa interazione tra predisposizione genetica, ambiente e microbiota”. (n.m.)

 

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