Il diabete tipo 2 a esordio precoce, diagnosticato prima dei 45 anni, rappresenta un fenotipo clinico caratterizzato da un più rapido deterioramento del controllo glicemico, un maggiore rischio di complicanze e una ridotta aspettativa di vita rispetto alle forme diagnosticate più avanti negli anni. Intervenire precocemente sulla traiettoria della malattia potrebbe quindi avere conseguenze rilevanti sul lungo periodo.
Lo studio ha coinvolto 96 adulti di età compresa tra 18 e 45 anni, con diabete tipo 2 e obesità, non trattati con insulina, reclutati in tre centri del Regno Unito e del Canada. I partecipanti sono stati assegnati alla consueta gestione clinica oppure a un intervento intensivo della durata di 24 settimane.
Il programma prevedeva inizialmente una dieta a bassissimo contenuto energetico, pari a 800-900 kcal al giorno, con il 30% delle calorie provenienti dalle proteine, il 50% dai carboidrati e il 20% dai grassi. Nelle prime due settimane i partecipanti seguivano una sostituzione completa dei pasti con prodotti specifici. Dalla terza alla dodicesima settimana veniva mantenuto lo stesso apporto calorico, introducendo però una maggiore varietà di alimenti e un pasto basato su cibi tradizionali. Quest'ultimo comprendeva una quota proteica complessiva di circa 60-90 grammi, una porzione di frutta e due porzioni di verdure non amidacee. Ai partecipanti veniva inoltre raccomandato di assumere almeno due litri di liquidi privi di calorie al giorno.
Alla restrizione calorica era associato un programma di attività fisica strutturato: due sessioni settimanali supervisionate, comprendenti esercizio aerobico e allenamento di resistenza, più una sessione autonoma. Dalla settimana 13 alla 24 l'intervento passava a una dieta finalizzata al mantenimento del peso, mantenendo l'esercizio fisico in autonomia.
Il risultato principale riguarda la remissione del diabete, definita come HbA1c inferiore al 6,5% in assenza di farmaci ipoglicemizzanti per almeno 12 settimane. A 24 settimane la remissione è stata raggiunta da 27 dei 50 partecipanti del gruppo intervento (54%), contro 2 dei 46 del gruppo di controllo (4%). Dopo l'aggiustamento statistico, la probabilità di remissione è risultata 21 volte maggiore nel gruppo sottoposto all'intervento.
Importante anche il risultato sulla perdita di peso. Nei partecipanti valutabili alla settimana 24, il calo medio è stato di 8,4 kg nel gruppo intervento, rispetto a 1,2 kg nel gruppo di controllo. La differenza aggiustata tra i due gruppi è stata di 7,5 kg, con 6,6 kg di maggiore perdita di massa grassa.
L'esercizio di resistenza aveva però un obiettivo ulteriore: preservare la massa muscolare durante il rapido dimagrimento. Secondo gli autori, i risultati indicano che è possibile perdere rapidamente peso riducendo prevalentemente la massa grassa e limitando la perdita di massa magra. Un aspetto rilevante considerando che il successivo recupero del peso può favorire soprattutto l'accumulo di grasso e contribuire, nel tempo, alla perdita di massa muscolare.
Sul fronte della sicurezza, non sono stati registrati eventi avversi gravi attribuiti all'intervento. Gli eventi più frequenti, soprattutto nelle prime fasi della dieta, sono stati stipsi, cefalea, capogiri e affaticamento.
I risultati indicano dunque che, nel diabete tipo 2 a esordio precoce, una strategia intensiva che combina forte restrizione energetica ed esercizio aerobico e di resistenza può ottenere percentuali di remissione rilevanti e migliorare la composizione corporea. Resta da stabilire quanto a lungo questi benefici possano essere mantenuti e se la preservazione della massa muscolare durante il dimagrimento possa tradursi in un vantaggio metabolico e funzionale nel lungo periodo. Gli autori sottolineano infatti la necessità di studi più lunghi e condotti in condizioni di pratica clinica reale. (n.m.)
