Polifenoli e salute oculare: un approccio multitarget per le malattie della vista

27 Febbraio 2026

Negli ultimi anni l’interesse per composti nutraceutici ad azione antiossidante e antinfiammatoria è cresciuto anche in oftalmologia, grazie alla crescente evidenza che molte malattie oculari croniche, dalla degenerazione maculare legata all’età alla retinopatia diabetica, fino al glaucoma, condividono meccanismi patogenetici complessi come stress ossidativo, infiammazione e disfunzione mitocondriale.  Una recente review pubblicata sulla rivista Nutrients mette a sistema l’attuale letteratura sui principali polifenoli naturali, tra cui curcumina, antocianine, resveratrolo ed epigallocatechina‑3‑gallato, analizzandone effetti terapeutici potenziali e meccanismi d’azione nelle patologie oculari, nonché le evidenze precliniche e cliniche disponibili fino ad oggi.

In questa intervista, Giuseppe Giannaccare, ordinario di Oftalmologia all’Università di Cagliari, e Livio Vitiello, oculista presso l’Ospedale “Luigi Curto” di Polla (SA), commentano i principali risultati di questa review, discutono delle sfide legate alla biodisponibilità dei polifenoli e delle opportunità clinico‑terapeutiche di un approccio nutraceutico “multitarget” in oftalmologia.

Professor Giannaccare, il vostro lavoro mostra come i polifenoli agiscano su più vie patogenetiche comuni alle principali malattie oculari. Qual è, a suo avviso, l’aspetto più innovativo di questo approccio “multitarget” rispetto alle terapie tradizionali?

L’aspetto più innovativo è la capacità dei polifenoli di modulare simultaneamente più meccanismi patogenetici chiave, come stress ossidativo, infiammazione, disfunzione mitocondriale e angiogenesi. Questo rappresenta sicuramente un punto fondamentale: infatti, a differenza delle terapie tradizionali, che spesso sono dirette su un singolo bersaglio, i polifenoli agiscono su reti molecolari complesse come NF-κB, Nrf2, Vegf e sirtuine, meglio rispecchiando la natura multifattoriale delle malattie oculari croniche.

Tra i numerosi polifenoli analizzati, curcumina e antocianine sembrano avere le evidenze cliniche più solide. In quali patologie oculari oggi il loro impiego come supporto terapeutico appare più realistico nella pratica clinica?

L’impiego più realistico riguarda la degenerazione maculare legata all’età e la retinopatia diabetica, dove curcumina e antocianine hanno mostrato benefici funzionali e strutturali come riduzione dell’infiammazione, dello stress ossidativo e, nel caso della maculopatia, una riduzione delle drusen, cioè di quelle alterazioni a carico dell’epitelio pigmentato retinico che rappresentano la fase iniziale della patologia. Inoltre, anche nel glaucoma, le antocianine appaiono promettenti come supporto neurovascolare, mentre nel dry eye la curcumina ha mostrato dati clinici incoraggianti.

Un limite ricorrente che emerge dalla review è la scarsa biodisponibilità orale di molti polifenoli. Quanto questo aspetto condiziona l’efficacia clinica e quali strategie future ritiene più promettenti per superarlo?

La bassa biodisponibilità rappresenta un limite rilevante perché riduce la quantità di principio attivo effettivamente disponibile nei tessuti oculari, riducendo quindi anche l’efficacia terapeutica. Questo condiziona enormemente la traslazione nella pratica clinica dei risultati preclinici. Pertanto, superare questo scoglio rappresenterebbe un grande passo avanti nell’ottimizzazione delle nuove terapie oculari. A oggi, le strategie più promettenti sono rappresentate dalle nanoformulazioni, dai sistemi liposomiali, e la co-somministrazione del principio attivo con un enhancer dell’assorbimento, oltre allo sviluppo di nuove formulazioni mirate all’occhio.

Dr. Vitiello, nel lavoro sottolineate il possibile ruolo dei polifenoli come adiuvanti alle terapie standard, ad esempio nei pazienti con degenerazione maculare legata all’età, o Amd, in trattamento anti-Vegf. Quali benefici concreti può aspettarsi il clinico da questa integrazione?

Il clinico può aspettarsi un potenziamento dell’efficacia delle terapie standard, con un possibile rallentamento della progressione della malattia e una riduzione del carico infiammatorio e ossidativo. Nei pazienti con Amd in terapia con iniezioni intravitreali di anti-Vegf, l’integrazione con polifenoli potrebbe tradursi in migliori outcomes funzionali e, in alcuni casi, in un minor numero di iniezioni, garantendo un maggior controllo della patologia e della funzione visiva.

Dal punto di vista della sicurezza, i polifenoli godono di una reputazione favorevole, ma i dati sono ancora frammentari. Quali cautele dovrebbe adottare oggi il medico nel consigliare supplementi nutraceutici per la salute oculare?

Il medico, così come per qualsiasi altra terapia medica, dovrebbe considerare attentamente dosaggi, durata del trattamento e possibili interazioni farmacologiche, soprattutto nei pazienti anziani o in politerapia farmacologica. È importante preferire prodotti standardizzati, evitare dosi elevate non supportate dalle evidenze scientifiche e monitorare eventuali effetti avversi, dato che i dati di sicurezza a lungo termine sono ancora limitati. Per esempio, nel caso della curcumina, potrebbe essere più sicuro non somministrarla a pazienti con patologie epatiche, come precedentemente evidenziato da una nota del ministero della Salute nel 2022.

Guardando al futuro, quali sono secondo lei le priorità della ricerca in questo ambito: nuovi trial clinici, studi di farmacocinetica o lo sviluppo di formulazioni innovative mirate all’occhio?

Sono tutti aspetti fondamentali per sviluppare la ricerca in questo ambito. Sicuramente le priorità future includono trial clinici randomizzati di ampie dimensioni, per validare ulteriormente i risultati degli studi preclinici; studi di farmacocinetica specifici per il tessuto oculare; e lo sviluppo di formulazioni innovative per aumentare la biodisponibilità di questi principii attivi. Solo integrando questi tre ambiti sarà possibile definire il reale ruolo clinico dei polifenoli in oftalmologia.

Nicola Miglino

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