Celiachia e fibre: perché la dieta senza glutine potrebbe non bastare

13 Aprile 2026

Una nuova ricerca della McMaster University (Ontario, Canada) pubblicata su Nature communications, rivela che, nei pazienti celiaci, eliminare il glutine potrebbe non essere sufficiente per ripristinare completamente la salute intestinale, a causa di una disfunzione nel metabolismo microbico delle fibre.

Come noto, molti pazienti ricevono il consiglio di aumentare l'apporto di fibre per gestire sintomi come la stitichezza, ma lo studio dimostra che i benefici di queste fibre dipendono dalla presenza di specifici batteri in grado di decomporle. I ricercatori hanno scoperto che i celiaci presentano una significativa riduzione della capacità di metabolizzare le fibre nell'intestino tenue, dovuta alla carenza di una famiglia batterica chiave: le Prevotellaceae. Questa lacuna è stata osservata sia nei pazienti appena diagnosticati sia in quelli che seguono una dieta senza glutine da anni, suggerendo che si tratti di un'alterazione legata alla malattia stessa piuttosto che alla sola alimentazione.

Il problema non è solo quantitativo. Sebbene molti pazienti celiaci consumino meno fibre rispetto alle raccomandazioni ufficiali, aggiungere alla dieta potrebbe non essere risolutivo se mancano i batteri necessari per utilizzarle. Attraverso modelli preclinici, lo studio ha evidenziato, infatti, che non tutte le fibre hanno lo stesso effetto. L'inulina, una fibra solubile presente in alimenti come banane, aglio, cipolle e radice di cicoria, si è dimostrata capace di accelerare la guarigione della mucosa intestinale favorendo la produzione di acidi grassi a catena corta (Scfa), come l'acetato. Al contrario, altre fibre come l'Hylon VII, un amido resistente derivato dal mais, non hanno mostrato la stessa capacità di promuovere la guarigione.

La ricerca ha confermato che i batteri del genere Prevotella, quando presenti insieme al giusto substrato, come, per esempio, l'inulina, aumentano la produzione di Scfa nell'intestino tenue, riducendo l'immunopatologia indotta dal glutine. Questi metaboliti sono fondamentali per la salute gastrointestinale grazie alle loro proprietà antinfiammatorie e alla capacità di modulare il microbioma.

“Queste scoperte aprono la strada a nuove strategie terapeutiche che combinano l'approccio dietetico con quello microbiologico”, commentano gli Autori. “In futuro, il trattamento della celiachia potrebbe non limitarsi alla sola esclusione del glutine, ma includere un approccio sinbiotico: l'integrazione mirata di fibre specifiche, come l'inulina, insieme a probiotici come le Prevotellaceae in grado di metabolizzarle. Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici prima di formulare raccomandazioni definitive, la nostra ricerca sottolinea l'importanza di ottimizzare sia il substrato alimentare che i metabolizzatori microbici per migliorare la risposta alla dieta senza glutine e favorire una guarigione completa”. (n.m.)

 

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