Il dato più evidente riguarda la diffusione dei probiotici. Tra le persone con meno di 20 anni, la quota di utilizzatori è passata dallo 0,63% al 5,58%, con un incremento relativo del 786%. Tra gli adulti di almeno 20 anni è, invece, salita dall’1,8% al 6,96%, pari a un aumento del 287%. La crescita è stata particolarmente marcata dopo il 2014 e ha interessato diversi gruppi demografici.
La situazione è molto diversa sul fronte dell’alimentazione. L’apporto di fibre non ha mostrato un miglioramento significativo nel periodo considerato. Nei giovani è passato da 7,37 a 7,97 g per 1.000 kcal, mentre negli adulti è sceso da 8,52 a 8,26 g.. Entrambi i valori sono rimasti al di sotto dei 14 g/1.000 kcal considerati nello studio come riferimento.
Anche il consumo di alimenti classificati come ad alta densità microbica è cambiato solo marginalmente. La proporzione di persone che li consumava è infatti leggermente diminuita dopo il 2011-2012, mentre la quantità media è aumentata soltanto in misura modesta. Nella classificazione adottata dai ricercatori, tra gli alimenti con maggiore presenza di microrganismi vivi rientrano soprattutto prodotti fermentati e frutta e verdura crude o minimamente lavorate.
Interessante per il mercato è il profilo di chi assume probiotici. Gli utilizzatori presentavano mediamente un consumo di fibre superiore rispetto ai non utilizzatori e assumevano più alimenti ad alta densità microbica. Dopo l’aggiustamento per età, sesso, etnia e reddito familiare, la differenza nell’apporto di fibre era di 1,12 g/1.000 kcal.
Gli autori segnalano però una possibile criticità: mentre l’uso dei probiotici è aumentato rapidamente, le abitudini alimentari associate alla salute del microbiota non hanno mostrato un analogo miglioramento. Lo studio non consente tuttavia di stabilire se l’aumento dell’integrazione abbia portato alcune persone a trascurare la qualità della dieta: si tratta di un’ipotesi, non di un rapporto causale dimostrato.
Il tema è particolarmente rilevante per un mercato che ha fatto del microbiota uno dei principali territori di comunicazione. I probiotici rappresentano infatti soltanto una delle possibilità di intervento. Una dieta ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali apporta fibre e numerosi altri nutrienti e composti vegetali, mentre gli alimenti fermentati possono contribuire all’esposizione a una maggiore varietà di microrganismi.
Lo studio non mette quindi in discussione il ruolo dei probiotici, ma richiama l’attenzione sulla necessità di considerarli nel contesto della qualità complessiva dell’alimentazione. Per il settore degli integratori, il dato restituisce una dinamica significativa: la domanda di prodotti probiotici è cresciuta molto più rapidamente rispetto ai cambiamenti nelle abitudini alimentari orientate alla salute del microbiota.
