Additivi alimentari: emulsionanti aumentano il rischio di sviluppare diabete di tipo 2

13 Maggio 2024

Emulsionanti alla sbarra come fattori in grado di aumentare il rischio di diabete di tipo 2. Questi risultati di una nuova analisi dello studio prospettico di coorte NutriNet Santé, che vanno aggiungersi a quelli riguardanti il rischio di obesità, cancro e malattie cardiovascolari.

Gli emulsionanti sono una famiglia di additivi alimentari ampiamente utilizzata nell’industria perché permettono di migliorare la consistenza, il colore e il gusto dei cibi processati. Servono a miscelare liquidi come acqua e olii agendo sui loro legami polari e sono onnipresenti nei cibi ultra-processati.

Nonostante le autorità sanitarie li considerino sicuri e ne consentano l’uso in quantità definite sulla base di criteri di citotossicità e genotossicità, stanno emergendo evidenze dei loro effetti negativi sul microbiota intestinale, innescando a cascata infiammazione e alterazioni metaboliche.

Lo studio NutriNet Santé, pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology e primo a valutare l’associazione tra emulsionanti e rischio di diabete di tipo 2, ha analizzato i dati di oltre 104 mila adulti arruolati dal 2009 al 2023 a cui è stato chiesto di compilare registri dietetici di 24 ore ogni sei mesi.

Del campione, l’1% ha sviluppato diabete di tipo 2 durante il follow up di 6-8 anni. Dei 61 additivi identificati, sono sette gli emulsionanti associati all’aumento del rischio di diabete: E407 (carragenine totali), E340 (esteri di poliglicerolo di acido ricerolo), E472e (esteri di acidi grassi), E331 (citrato di sodio), E412 (gomma di guar), E414 (gomma arabica), E415 (gomma di xantano), oltre a un gruppo chiamato ‘carragenine’.

Gli additivi sono stati assunti nel 5% da frutta e verdure ultra lavorate (come verdure in scatola e frutta sciroppata), nel 14,7% da torte e biscotti, nel 10% da prodotti lattiero-caseari.

“Questo studio ha tre conseguenze importanti per noi diabetologi: la necessità di contenere il consumo di cibi ultra-processati, l’appello a una maggiore attenzione alle etichette e la necessità di chiedere una regolamentazione più stringente allo scopo di proteggere i consumatori” sottolinea Angelo Avogaro, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid).

Raffaella Buzzetti, presidente eletto Sid: “Sebbene siano necessari ulteriori studi a lungo termine, le alterazioni del microbiota intestinale fanno ritenere che potrebbe essere necessario rivedere i livelli giornalieri di assunzione. Precedenti prove che legavano l’assunzione di carragenina all’infiammazione intestinale hanno portato l’Oms a limitarne l’uso nelle formule e negli elementi per neonati. Stiamo assistendo a un preoccupante aumento del diabete di tipo 2 anche tra bambini e adolescenti”. (n.m.)

 

 

 

 

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