La fotografia attuale del panorama italiano dei servizi per i Dna vede una prevalenza di centri appartenenti al servizio sanitario nazionale (Ssn), con 132 strutture, affiancate da 32 centri privati accreditati convenzionati e da 50 associazioni1 .
Analizzando la distribuzione geografica dei centri di cura, si osserva una maggiore concentrazione al Nord Italia, con 79 strutture, seguita dal Sud e Isole con 51 e dal Centro Italia con 34. La maggior parte dei centri di cura è attrezzata per accogliere persone nella fascia d'età compresa tra i 13 e i 45 anni. Tuttavia, un dato interessante riguarda l'ampliamento della fascia d'utenza: il 51% dei centri dichiara di poter prendere in carico anche ragazzi e ragazze tra i 7 e i 12 anni, e una quota del 21% si occupa anche di bambini di 6 anni o meno. Inoltre, la maggioranza dei centri, il 76%, è disponibile per persone con più di 45 anni.
Per quanto concerne le modalità di accesso, nel 48% dei servizi è necessaria la prenotazione tramite Cup o la richiesta del Ssn, mentre in una significativa percentuale di casi, il 32%, l'accesso ai centri è libero e senza impegnativa. Le équipe che operano all'interno dei centri di cura sono prevalentemente multidisciplinari, composte da psicologi, medici specialisti in psichiatria o neuropsichiatria infantile, dietisti e infermieri. Un aspetto critico riguarda la disponibilità di posti letto dedicati esclusivamente ai Dna: solo il 41% dei centri afferma di averne, con percentuali variabili per ricoveri di tipo psichiatrico o internistico, sia per minori che per adulti.
Sul fronte degli interventi offerti, la quasi totalità dei centri prevede il monitoraggio della condizione psichica fisica e nutrizionale, l’intervento psicoterapeutico, nutrizionale, psicoeducativo e farmacoterapeutico. Seguono, poi, l’intervento abilitativo o riabilitativo, attività ricreazionali oppure occupazionali e la scuola ospedaliera o a domicilio.
Un ruolo fondamentale nella rete di supporto è svolto dalle associazioni, che vedono una forte partecipazione dei familiari dei pazienti (90%), ma anche di cittadini volontari (68%), volontari professionisti (56%) e persone con disturbi dell’alimentazione e nutrizione (30%). Nella metà dei casi, i volontari ricevono una formazione specifica. Le attività principali delle associazioni includono interventi di prevenzione e promozione della salute, gruppi di auto mutuo aiuto per familiari e attività formative. Nel 60% dei casi è attivo uno sportello d’ascolto, nel 12% un telefono verde dedicato e nel 6% viene offerta attività domiciliare. I servizi erogati dalle associazioni si rivolgono principalmente ai familiari, ai cittadini e alle persone con Dna, ma anche al mondo della scuola e alle associazioni sportive. È significativa la collaborazione tra le associazioni e i centri afferenti al Ssn, che avviene nel 78% dei casi.
Come sottolinea Luisa Mastrobattista dell'Iss, "la mappatura è in continuo aggiornamento, per rendere visibile in tempo reale le informazioni dei servizi e agevolare l'accesso alle cure e agli interventi più appropriati. Questo strumento dinamico rappresenta un passo avanti cruciale per migliorare la presa in carico e il supporto alle persone affette da disturbi alimentari e alle loro famiglie in tutto il territorio nazionale”.
