Nel Rinascimento era soprattutto un bene di lusso, coltivato nei giardini delle élite e guardato con sospetto dalla dietetica dell’epoca. Per i ceti popolari, invece, cereali e legumi rappresentavano una garanzia di nutrimento ben più importante. Poi, tra Cinquecento e Seicento, comincia una lenta trasformazione: il gusto conquista spazio, mentre la progressiva evoluzione delle conoscenze nutrizionali contribuisce a ridimensionare antiche convinzioni.
Particolarmente interessante è il legame tra frutta e storia economica: dalla rivolta di Masaniello, legata anche alle dinamiche del mercato ortofrutticolo napoletano, all’espansione ottocentesca degli agrumi italiani verso il Nord Europa e l’America.
Il libro arriva così al presente, segnato dalla globalizzazione e dalla disponibilità permanente di prodotti un tempo esotici. Una lettura agile e documentata che invita a guardare con occhi nuovi anche il più quotidiano dei nostri alimenti.
