Prevenire l'osteoporosi: la chiave è un approccio nutrizionale integrato fin dall'infanzia

16 Giugno 2025

L'osteoporosi è una patologia sistemica dello scheletro che si manifesta con una riduzione quantitativa della massa ossea fisiologicamente mineralizzata, aumentando significativamente il rischio di fratture. Questa condizione ha un elevato impatto clinico, sociale ed economico, tanto che le maggiori organizzazioni sanitarie internazionali, inclusa l'Organizzazione mondiale della sanità, hanno definito strategie per la sua prevenzione primaria e gestione.

Sebbene la prevalenza dell'osteoporosi aumenti con l'età, è ormai ampiamente riconosciuto che la prevenzione primaria deve iniziare in età pediatrica e puberale, garantendo l'acquisizione di un adeguato picco di massa ossea. Il picco di massa ossea rappresenta la massima quantità di tessuto osseo mineralizzato presente nell'organismo, raggiungibile intorno ai 30 anni. È un processo dinamico che subisce una forte accelerazione nei 4-5 anni precedenti il suo completamento. È stato stimato che un aumento del 10% del picco di massa ossea acquisito può ritardare l'insorgenza clinica dell'osteoporosi di circa 15 anni.

Dopo aver raggiunto il picco, la massa ossea si mantiene stabile per circa 15 anni, con un equilibrio tra formazione e riassorbimento osseo. Tuttavia, con l'inizio della menopausa, e in minor misura dell'andropausa, il riassorbimento osseo prevale, e la perdita di massa ossea accelera di circa il 2% annuo per circa un decennio. In questo contesto dinamico, le esigenze nutrizionali cambiano.

Domenico Rendina, del dipartimento di Medicina clinica e chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e consigliere della Società italiana di nutrizione umana (Sinu) afferma che: “Alle diverse fasi attraverso le quali, nel corso della vita di un individuo, si manifesta l’equilibrio funzionale tra processi di neoapposizione e riassorbimento osseo corrispondono diverse esigenze nutrizionali”.

Un corretto apporto di calcio, fosforo, magnesio, proteine (preferibilmente dal latte), rame, zinco e ferro è fondamentale per la biosintesi del collagene e la mineralizzazione dell'osteoide fin dall'età neonatale e adolescenziale.

In età prepubere, la densità minerale ossea (misurata con metodica DXA) è direttamente proporzionale al consumo di potassio e inversamente proporzionale a quello di sale. Inoltre, l'incidenza delle fratture in questa fascia d'età è inversamente proporzionale al consumo di potassio e direttamente proporzionale a quello di sale.

In età puberale, il consumo di frutta e verdura fresche è direttamente correlato alla densità minerale ossea, mentre le bevande zuccherate sono inversamente correlate e aumentano il rischio di frattura. Il consumo di latte, sia in età pre- che post-puberale, è particolarmente benefico, aumentando significativamente la densità minerale ossea e riducendo il rischio di frattura.

Per un fisiologico processo di acquisizione del picco di massa ossea, è essenziale associare una corretta alimentazione a un'adeguata attività fisica.

 “Una volta acquisita, la massa ossea va preservata”, precisa Rendina. In età adulta, una prevenzione primaria nutrizionale efficace si basa su una dieta equilibrata che includa proteine (0,9 g/kg di peso corporeo al giorno, fino a 1,3 g/kg negli anziani ≥75 anni), calcio (950-1100 mg al giorno) e cinque porzioni al giorno di frutta e verdura fresche. È cruciale soddisfare gran parte del fabbisogno di proteine e calcio con 2-3 porzioni giornaliere di latticini. L'apporto giornaliero di sale non dovrebbe superare i 5 grammi al giorno, come stabilito dall'Oms, anche per la prevenzione delle fratture6.

Un ruolo centrale in ogni fase della vita è giocato dalla vitamina D, che regola l'intero processo di mineralizzazione del tessuto osseo. Si raccomandano concentrazioni circolanti di 25OH vitamina D (calcidiolo) ≥ 20 ng/ml (≥ 50 nmol/L) in assenza di fragilità scheletrica, e ≥ 30 ng/ml (≥ 75 nmol/L) per pazienti con fragilità scheletrica o in trattamento farmacologico specifico. Se l'apporto nutrizionale e l'esposizione solare non sono sufficienti, è necessaria una terapia farmacologica con colecalciferolo, ergocalciferolo o calcifediolo. Per i soggetti con osteoporosi in trattamento farmacologico, le Note 79 e 96 dell’Aifa prevedono che siano garantiti non solo adeguati livelli di vitamina D, ma anche un adeguato apporto di calcio, ricorrendo a supplementi se dieta ed esposizione solare sono insufficienti.

Infine, il modello alimentare associato a un minor rischio di patologica densità minerale ossea e frattura in tutte le età è la dieta mediterranea. Recenti dati sperimentali presentati al 45° Congresso Nazionale della Sinu tenutosi a Salerno, hanno evidenziato che i soggetti con osteoporosi e frattura mostrano una ridotta aderenza a questa dieta, associata a un maggior consumo di sale e un ridotto consumo di calcio, rispetto ai pazienti con osteoporosi non fratturati. (n.m.)

 

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