I dati rivelano che 1 paziente su 4 è malnutrito al momento del ricovero. Inoltre, più del 50% dei pazienti ricoverati non riceve un’adeguata assistenza nutrizionale, aumentando così il rischio di complicanze, infezioni, degenze prolungate e nuove ospedalizzazioni.
Antonella Lezo, Presidente Sinpe, ha lanciato l’allarme sull’impatto economico di questa condizione, stimando costi di almeno 2,5 miliardi di euro all’anno solo in Italia. Tuttavia, Lezo ha sottolineato che “la malnutrizione non è un problema inevitabile, esistono strumenti per affrontarla”.
La terapia nutrizionale emerge come un’efficace strategia per contrastare la malnutrizione correlata a patologia, riducendo significativamente la mortalità e la durata dei ricoveri. Un adeguato supporto nutrizionale durante la degenza ospedaliera migliora lo stato di salute generale e la qualità di vita dei pazienti affetti da diverse patologie, contribuendo anche a contenere i costi sanitari e a rendere i percorsi di cura più sostenibili.
Particolare attenzione è stata posta sulla fascia di popolazione over 65, identificata come una delle categorie più a rischio. In questa fascia d'età, fattori come la riduzione dell’appetito, problemi di masticazione e deglutizione, difficoltà economiche, isolamento sociale e la presenza frequente di patologie croniche possono compromettere l’assorbimento dei nutrienti. Ugo della Marta, Direttore Generale della Direzione per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione del Ministero della Salute, ha evidenziato come l’invecchiamento della popolazione stia rendendo la malnutrizione negli anziani una sfida crescente per il sistema sanitario, considerando che gli over 65 passeranno dal 24% al 34% della popolazione entro il 2042. È quindi indispensabile focalizzare l'attenzione e implementare interventi nutrizionali mirati per questa fascia di pazienti.
