Uniformare i criteri di valutazione della qualità degli integratori alimentari e definire metodiche coerenti con le caratteristiche specifiche di questi prodotti. È l’obiettivo delle nuove linee guida elaborate da Adafis, gruppo di lavoro costituito dai rappresentanti di Sitelf (società italiana di tecnologia e legislazione farmaceutiche), Afi (Associazione farmaceutici dell'industria) e Integratori & Salute. Il documento tecnico nasce dal confronto tra esperti del settore e si basa sulle evidenze scientifiche disponibili.

Le evidenze scientifiche a supporto dei benefici della Dieta mediterranea (Dm) sono ormai inequivocabili, tanto da configurarla come una vera e propria terapia raccomandabile in svariati contesti clinici e per diverse patologie. Questa affermazione, che segna un punto di svolta nel riconoscimento del valore della Dm, è stata sancita dalla pubblicazione delle prime linee guida sull’applicazione della Dieta mediterranea. Promosse dalla Fondazione dieta mediterranea, dalla Società italiana nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe) e dalla Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec) con il supporto metodologico dell’Istituto superiore di sanità (Iss), queste linee guida mirano a definire gli standard di questa preziosa risorsa per la salute.

Presentate nei giorni scorsi a Milano, in occasione del convegno “Nutrizione in ambito oncologico: innovazioni cliniche, normative e gestionali” le linee guida Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) sul supporto nutrizionale nel paziente oncologico.

Pubblicate di recente le Linee Guida 2024 Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) riguardanti il supporto nutrizionale nei pazienti oncologici. Il documento sottolinea come la valutazione della composizione corporea sia fondamentale nei pazienti oncologici perché la malnutrizione, la sarcopenia e l'eccesso di adipe possono influire negativamente sull'efficacia delle terapie, sulla tollerabilità degli effetti collaterali, sulla durata della degenza ospedaliera, sui tassi di complicanze post-operatorie, sulle riospedalizzazioni e, di conseguenza, sui costi sanitari, sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita. Lo screening nutrizionale, perciò, deve essere il primo passo per identificare i pazienti a rischio di malnutrizione che potrebbero beneficiare di un intervento precoce.

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